Problemi della transizione 1980

Lavoro e condizione giovanile

giovanile su 23.000 iscritti nel ’ 79 circa 15.000 avevano un di ploma e di questi il 40% aveva un diploma delle magistrali o dell ’ istituto tecnico commerciale, il 22% diploma dell ’ istituto tecnico industriale, geometri, il 22% dai licei ed il 16% da i- stituti professionali essendo complessivamente il 72% di tutti gli iscritti costituito da femmine. La spiegazione di questa pre senza massiccia di ragazze nelle liste di disoccupazione giovanile è facilmente ricavabile dalle indagini fatte in anni diversi sugli sbocchi dei laureati nella facoltà di Magistero di Bologna. Da queste ricerche (coordinate da Gattullo e dalla Giovannini) ri sulta che mentre le laureate nell ’ anno accademico 1969/70 a due anni dalla laurea trovavano per l ’ 84% lavoro come inse gnanti per cui solo il 10% aveva un lavoro precario non essen dovi nessuno in cerca di lavoro, le laureate del 1973/74 a due anni dalla laurea trovano lavoro come insegnante solo per il 36% per cui il 33% fa un lavoro precario ed il 10% è in cerca di lavoro. La caduta di possibilità di lavoro nell ’ insegnamento è quin di la causa principale delle difficoltà di questo percorso medio (ed anche lungo) femminile ed i posti nel terziario pubblico non hanno compensato questa caduta di possibilità per cui è questo insieme di giovani donne con titolo di studio in materie umanistiche che costituisce in Emilia Romagna la parte più rile vante delle iscritte alle liste di disoccupazione giovanile e che a- bitualmente trova lavoro solo nell ’ economia parallela. Non si tratta infatti di disoccupate «strutturali» ma di persone che cer cano un lavoro il meno lontano possibile della loro preparazio ne per cui è evidente il loro rifiuto dal lavoro più dequalificato della fabbrica e la loro maggiore disponibilità a lavori più fles sibili e spesso molto più interessanti dell ’ economia parallela te nendo presente che è proprio da questo gruppo di studentesse del percorso medio e lungo che provengono tutta una serie di iniziative di piccola imprenditorialità (ristorantini, artigianato, librerie, piccole organizzazioni private di babysittaggio ecc.) che costituiscono un modo per uscire da una situazione struttural mente difficile. c) Il percorso di studi medio prevalentemente maschile Il percorso di studi medio prevalentemente maschile è costi tuito dagli iscritti agli istituti tecnici industriali, per geometri e agrari. Si tratta di un percorso che rappresenta il 16% degli studenti che hanno terminato la scuola dell ’ obbligo (la stessa percentuale di chi sceglie i licei) e che è prevalentemente ma schile (le studentesse iscritte sono solo il 1%). In questi percorsi si registra un numero consistente di ab bandoni prima del diploma molto più elevato (rispetto ai pre cedenti percorsi medi e lunghi) ed è realistico ritenere che que sti abbandoni dipendano da inserimenti nel lavoro prima di

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