Problemi della transizione 1980
Nuova «soggettività» e governo dello sviluppo
Non è possibile qui dare una risposta compiuta a questi in terrogativi così complessi; e tantomeno io mi sento di averla chiara in testa. Forse si può tentare di annotare e descrivere cer te novità che sembrano ritrovarsi e ricorrere, quando guardia mo agli accenti, ai temi, agli sviluppi di ciascuno dei movimenti a cui ho accennato. Un allargarsi degli orizzonti che si sentono costitutivi della esistenza, un risalto consapevole dato a quello che viene chiamato «tempo di vita», un investire momenti fon damentali della riproduzione sociale: rapporto tra i sessi, vita di coppia, concezione della famiglia, rapporto con l ’ ambiente, momento della formazione culturale e professionale e quindi nesso con la «storia», con l ’ accumulazione precedente di civil- tà, collegamento (o non collegamento) con le generazioni futu re, con il «domani del mondo» (o rifiuto delle risposte tradizio nali date a questa questione), messa in discussione di linguaggi; ecco nodi, questioni, in ognuno dei quali noi sentiamo formarsi e spostarsi — se mi consentite un termine assai sommario — l ’ atteggiamento verso la vita. E dentro e attraverso questi nodi viene la denuncia e la scoperta di forme di oppressione e di sog gezione che non appaiono riportabili subito e direttamente al rapporto produttivo, ma alle relazioni tra i sessi, tra le genera zioni, tra i saperi, tra l ’ individuo e la collettività. La coscienza e la denuncia di queste forme di oppressione e soggezione sembrano non manifestarsi dentro una specifica classe, ma percorrere trasversalmente i differenti e opposti gruppi sociali, quasi a scavalcare e allargare la nozione che ab biamo delle conflittualità. I giovani e le donne sono i nomi emblematici attorno a cui raccogliamo e riassumiamo questi fenomeni e domande nuove, e che però non sembrano esaurirli. Forse si può dire che riferen doci ad essi ci sembra di cogliere un allargarsi della «soggettivi tà», un ’ idea più complessa e poliedrica della libertà e della creatività, una nozione più acuta della individualità e del desti no personale, con le crisi di valori, i traumi, gli sconvolgimenti, gli arricchimenti, ma anche le prove, le sconfitte, i ripiegamen ti, che un tale allargamento di orizzonte sembra recare con sé. E ogni giorno, guardandoci attorno, scrutando, osservando, vivendo,vediamo i segni significativi e dolorosi di queste prove. Io credo che noi non sbagliamo a dare così grande eviden za a questi fenomeni e processi. Non è una concessione ad una moda. E non bisogna lasciarsi ingannare e fermare dalle ideo- logizzazioni con cui tali processi si sviluppano, dalle fluttuazio ni e oscillazioni dei movimenti di lotta e delle forme di organiz zazione, dal radicalismo che molti di essi hanno espresso, dall ’ uso e dalla manovra che ne fa l ’ avversario di classe, e anche dalle approssimazioni delle letture e delle classificazioni. Al di là di tutto questo, ci sono questioni fondamentali dell ’ epoca che si apre, e del nostro rapporto con il futuro. A vo ler schematizzare, prima di tutto c ’ è la condizione e la coscien za di metà del genere umano, il mondo delle donne, che sta mu tando e vuole mutare la sua collocazione nella società, — e ciò con tutte le oscillazioni prevedibili e possibili — sta introducen do una modificazione sostanziale nei comportamenti e nelle idee. Anche la difficoltà del rapporto con i giovanissimi non mi pare possa essere riportata ad una «normale», per quanto acu ta, crisi generazionale. Si tratta di altro: è la condizione giova
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