Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Una nuova questione sociale? Istituzioni e società nella diversità emiliana

La verità non è, banalmente, nel giusto mez zo tra celebrazione e dissacrazione; la verità da cercare — verità critica — deve invece mettere a fuoco le potenzialità positive che emergono dall ’ esperienza regionale rispetto all ’ afferma zione di linee di trasformazione nazionali. Quale risposta, quindi, all ’ interrogativo di partenza? Credo che, in prima approssimazio ne, il cardine della diversità emiliana consista in una corrispondenza tra società ed istituzioni locali fondata su elementi di legittimazione po litica di qualità in parte diversa rispetto a quel li complessivamente operanti sul piano nazio nale. Organizzazione di bisogni sociali che il tipo di sviluppo tendeva ad ignorare o a lascia re al mercato (sanità ed assistenza, istruzione prescolare, politica del territorio, cultura) e mobilitazione di risorse per una loro soddisfa zione capace di consolidare più ampie basi di vita democratica: questo è, in estrema sintesi, il contenuto «operativo» della diversità emilia na. Esso segnala, però, anche i suoi confini. Questa operatività diversa ha infatti ricavato dialetticamente il proprio spazio entro il tipo di sviluppo nazionale e le sue fasi di espansio ne, entro l ’ assetto dei poteri statuali; è rimasta «ovviamente» (i rapporti di forza nazionali) distante dagli indirizzi dell ’ accumulazione an che se — come ricordano Galgano, Barbera e Filippucci nella loro relazione — su essi ha in fluito. Molti delle tesi critiche che si sono affacciate negli ultimi anni non sono riuscite a penetrare questa ambivalenza dell ’ esperienza emiliana. Si è sostenuto che in Emilia-Romagna si è rea lizzata una forma più efficace di sostegno dell ’ accumulazione e di ottenimento della pace sociale, di razionalizzazione capitalistica, co me si è detto in questo convegno. All ’ accusa si unisce una intenzione svalutativa quando si vuole rimarcare che in questa regione si sono semplicemente utilizzati i margini di riformi smo concessi dall ’ espansione economica. Queste tesi ci ricordano utilmente che l ’ Emilia-Romagna non è fuoriuscita dal capi talismo. La loro inadeguatezza a cogliere gli elementi di correzione — e non di mera prote zione — dello sviluppo economico e democra tico che sono propri dell ’ esperienza regionale deriva da una capacità di fondazione storico critica dell ’ analisi per la quale cerca la domi nanza della ragione borghese per potervi op porre una concezione immanentistica dei biso gni e di conflitti. C ’ è sempre il capitalismo che domina, ma la rivoluzione cova inespressa en tro le cose.

di Moris Bonacini Quale è il nucleo costitutivo, di rilievo na zionale, di una diversità dell ’ Emilia che tende a presentarsi attraverso una molteplicità di aspetti e di dati? Questa molteplicità ha in molti casi influen zato direttamente le analisi ed i giudizi propo sti da contributi di diversa provenienza che- hanno segnato negli ultimi anni l ’ intensificarsi della riflessione sulla nostra regione. Se, come mi pare difficile negare, all ’ origine di questa rinnovata attenzione alla realtà deH ’ Èmilia-Romagna sono la crisi della società nazionale e l ’ emergere di una nuova centralità della «questione comunista», ciò che è sfuggi to a molte analisi è stata la necessità di una in tima strutturazione regionale-nazionale di ogni ipotesi di ricerca sull ’ Emilia. È stato più facile cercare l ’ esemplarità — positiva o nega tiva che fosse — in questo o in quell ’ aspetto della diversità emiliana piuttosto che prodursi in un esercizio critico che tenesse fermi — sen za abbandonarne alcuno — tutti i riferimenti necessari. Cosicché la difficoltà ad unificare in modo convincente il molteplice ha fatto spesso gravare deformanti «a priori» ideologici su molte risposte all ’ interrogativo cruciale formu lato all ’ inizio di questo intervento. Abbiamo così avuto in qualche caso analisi celebrative, costruite sulla maggiore tenuta del tessuto economico e produttivo, con l ’ esalta zione acritica della piccola dimensione d ’ im presa e, entro certi limiti, dell ’ economia paral lela. Basate su elementi più propriamente poli tici sono invece emerse posizioni di accento critico che hanno però avuto bisogno di muo vere da un presupposto di implicita esaltazione delle potenzialità regionali (la tesi del «model lo emiliano»).

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