Problemi della transizione 1980
Politica e scienza delle decisioni
co» dell ’ epistemologia contemporanea — soprattutto quelli propri del razionalismo critico di Popper e dell ’ olismo di Quine — non si può dire che sia vero l ’ opposto. Semmai, vero è che l ’ epistemologia si è mostrata spesso indifferente, e addirittura diffidente, rispetto all ’ obiettivo perseguito dalla teoria delle de cisioni: quello di fondare scientificamente i processi, i compor tamenti e le azioni aventi uno scopo. Ma come si spiega — ci si può chiedere — questa scarsa ri cettività dei filosofi per gli aspetti più «genuinamente filosofi ci» della teoria delle decisioni? In un caso simile, quello che ri guarda alcuni aspetti «duri» della logica, Hintikka crede di tro vare una spiegazione nella scarsa «competenza tecnica» dei filosofi 2 . Ma se ciò può valere forse per i filosofi, diciamo, «tradizionali», non vale certo per i filosofi della scienza. La causa va ricercata altrove. E cioè nella diffusa pregiudi ziale, di chiara radice idealista, che i filosofi di professione — tradizionali o meno — nutrono contro tutto ciò che concerne, implicitamente o esplicitamente, la scienza applicata alla «am ministrazione delle cose». Anche se ciò non va inteso in termini assoluti. Sarebbe sciocco non riconoscere l ’ interesse — più che interesse — della epistemologia per alcune specifiche aree d ’ indagine vincolate alla ricerca decisionale. Ad esempio, per la logica deontica dell ’ azione, per la teoria dei modelli, per la teoria delle previ sioni, per la metamatematica, per la statistica bayesiana, per l ’ euristica. Ma la mancanza di un contatto più diretto con il sa pere operativo — cioè quel sapere che si misura con le reali esi genze della produzione materiale e sociale — ha impedito ai teorici e ai filosofi della scienza di far tesoro di un formidabile cumulo di «evidenza osservativa». In questo modo essi si sono privati della possibilità, almeno in un ’ area specifica, di sotto porre i loro contributi teorici al vaglio della «recalcitrant expe- rience», per dirla con Quine 3 . Oppure, se si vuole essere più cauti, non l ’ hanno sfruttata nella maniera in cui sarebbe stato opportuno e necessario. È nato così, mi pare, una sorta di inquietante divario tra teoria e realtà. Un divario peraltro che i più autorevoli espo
2 Cfr. J. H intikka , Logic, Langua- ge-Games and lnformation, Oxford University Press, Oxford 1973, p. 2. «Questa mancanza d ’ interesse, scrive Hintikka, da parte dei filosofi verso alcune delle parti della logica più ge nuinamente filosofiche («truly philo- sophical») è naturalmente in parte inevitabile. Essa è dovuta alla diffi coltà di approfondire un campo che si è sviluppato con grande rapidità e che in molti casi richiede un ’ alta com petenza tecnica» (tr. it. M. Monda- dori, Il Saggiatore, Milano 1975). Sul rapporto scienza-filosofia cfr. H. R eichenbach , Die philosophische Bedeutung der Relativitàtstheorie, in Gesammelte Werke, voi. 3, F. Vie- weg, Brunschweig 1979, pp. 318 sgg. 3 W. O. Q uine , T wo Dogmas of Empiricism, «Philosophical Re- view», LX, 20-43.
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