Problemi della transizione 1980

Sociobiologia

per classi sociali dell'uso delle conoscenze stesse. A livello di analisi e formulazione dei problemi non ci sono sostanziali dif ferenze di valore sociale tra problemi diversi: non è pensabile, se non in riferimento a criteri di valutazione arbitrari, che un certo prodotto culturale sia meno importante di un altro per la fitness della popolazione umana. L'errore fondamentale che si compie nel trasferire certe sperimentazioni etologiche alla po polazione umana è quello di ritenere che la soluzione di un pro blema, generalmente statico, come si verifica appunto nei test sperimentali compiuti su animali, sia comparabile al processo di individuazione-soluzione di problemi, processo che ha chia ramente caratteristiche dinamiche. Questo errore concettuale oltre a deformare il significato del dato biologico tende ad alte rare la concezione che si ha comunemente del ruolo sociale del la produzione di innovazione e di cultura e quindi a giustificare l ’ uso distorto che se ne fa. Il numero e la complessità dei problemi che compongono il più generale problema della fitness, dell ’ adattamento della popolazione umana, la mancanza di una conoscenza circa le caratteristiche di un eventuale ambiente «ottimale» in modo definitivo, ci impongono di seguire una strategia fatta di tenta tivi e di successivi aggiustamenti. Per garantirci la necessaria variabilità di tentativi dobbiamo prevedere metodi e strutture sociali che ci permettano di valorizzare al massimo la variabili tà biologica presente nella popolazione umana:, variabilità bio logica che riguarderà in particolare tutte quelle caratteristiche che direttamente o indirettamente influiscono sul processo di individuazione-soluzione dei problemi, sulla produzione di in novazione. La variabilità quindi deve essere favorita, senza una preventiva valutazione di ciò che è buono o è cattivo, perché questa valutazione può essere fatta soltanto in base alla situa zione attuale e non all ’ obiettivo da raggiungere che non ci è noto nella sua formulazione ottimale. La prova di ciò che è buono o cattivo per la popolazione umana la si otterrà sperimentando le varie soluzioni proposte, l ’ innovazione prodotta. Del resto nel le popolazioni di tutti gli organismi studiati il processo è ugua le: bisogna disporre di variabilità biologica per poter affrontare situazioni ignote avendo a disposizione gli strumenti biologici per superare le difficoltà. La popolazione umana che può effet tuare la valutazione dell ’ innovazione senza dover passare attra verso processi di eliminazione, di selezione naturale, deve sfrut tare questa possibilità, evitare lo spreco di risorse insito nel processo selettivo. La stupidità della sociobiologia sta nel non aver afferrato che proprio nell'utilizzare al massimo la variabi lità genetica esistente, nell'evitare lo spreco selettivo, ingiustifi cato, si realizza la massima efficienza del processo di trasfor mazione. L ’ eliminazione dei «cattivi» come certa eugenetica antica e recente ha tentato di realizzare è certamente da ritenere stupidamente disumana; ma come dobbiamo valutare la discri minazione che viene realizzata contro coloro che non rientrano nelle categorie considerate buone? Contro i diversi? Non è for se uno spreco di risorse, di produzione di innovazione, operato al solo scopo di proteggere la situazione attuale?

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