Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mia del benessere. Certamente la teoria quantitativa della pro duzione e del mercato edilizio è completamente formulata, nel la versione precedente, negli anni ’ 30, sia in Italia 4 che negli al tri paesi occidentali e negli Stati Uniti 5 , paese nel quale molti studiosi analizzano in questi anni soprattutto i processi di «fil- tering». Nel dopoguerra la teoria quantitativa diviene, perlo meno sino alla seconda metà degli anni ’ 60, la indiscussa posi zione dominante ed ortodossa. Essa trova, in questo periodo, la sua completa sistemazione e le sue più ampie possibilità di applicazione. Alla teoria quantitativa è ispirata non solo la politica della ricostruzione, ma, soprattutto, il fondamentale «pacchetto» di leggi varato tra il 1947 ed il 1950 e costituito dalla legge di sblocco graduale dei fitti, dal piano INA-casa, dalla legge Tu- pini, dalla legge di riordino del credito fondiario e dalla legge Aldisio. Queste leggi definiscono completamente, a mio modo di vedere, una prima ipotesi politica di lungo periodo dotata di sufficiente coerenza interna e che, nonostante le critiche, opere rà con successivi perfezionamenti per più di un decennio (sino cioè alla legge 167 del 1962). Un ’ ipotesi fondata appunto su un sostegno della produzione (legge Aldisio, legge Tupini e nume rosi provvedimenti attinenti esenzioni fiscali), che dà per scon tati intensi processi di «filtering», di fuoriuscita cioè di famiglie dal patrimonio edilizio esistente ed a fitto bloccato verso le abi tazioni di nuova costruzione (sblocco graduale dei fitti) e che affida a meccanismi non neutrali, non impersonali, non di mer cato la soluzione del problema dell ’ abitazione di ampi strati di famiglie a reddito garantito medio-basso, offrendo nel contem po la possibilità di espandere i redditi garantiti attraverso l ’ as sorbimento di quantità ragguardevoli di occupazione operaia (piano INA-casa) 6 . L ’ opposizione a questa politica è altrettanto ispirata, se si eccettuano alcune posizioni personali (dalle quali, si si vuole, nascerà successivamente la teoria alternativa) alla teoria quan titativa. Il punto di attacco principale è rappresentato in questi anni dalla rendita, prevalentemente interpretata come rendita
rò ve ne siano altri. 6 Naturalmente anche questa ipotesi non nasce nel vuoto. Essa ha prece denti facilmente riconoscibili: così ad esempio, il Piano Fanfani trova dei precedenti nelle proposte avanzate nel 1939 da Gino Miniati nel Consi glio Nazionale delle Corporazioni (L. B ortolotti , op. cit., pp. 167-68) e in un di poco precedente piano Costa (E. I mar , E. L isi , La politica degli af fitti in Italia, in CRESME, La politi ca degli affitti, Roma 1973, p. 529); la legge Tupini in molte norme conte nute nel Testo Unico sulla edilizia economica e popolare del 1938; i precedenti poi del regime vincolistico dei fitti sono altrettanto numerosi (E. Imar, E. Lisi, op. cit.).
4 R. B achi , Sugli effetti dell'esenzio ne dell'imposta sui fabbricati per le case di nuova costruzione, in Univer sità di Pavia, Economia politica con temporanea, Saggi di Economia e fi nanze in onore del prof. Camillo Su pino, Padova, Cedam, voi. II, citato in I. Magnani, G. Muraro, op. cit. 5 W.G. G risby , Housing Markets and Public Policy, Philadelphia 1963, specie i capitoli III e IV; ma per una teoria del filtering «antica», che mo stra come l ’ idea fosse già entrata nel luogo comune, si veda, a titolo di cu riosità, il dibattito nella seduta del Corpo Decurionale della città di Ge nova del 27.2.1886 (Archivio Storico del Comune di Genova, Corpo Decu rionale, Atti, anno 1836). È questo il più antico riferimento alle proposi zioni centrali della teoria del filtering che io abbia trovato. Non escludo pe
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