Problemi della transizione 1980

Politica edilizia

di monopolio, come frutto cioè di una delle più evidenti imper fezioni del mercato il cui effetto generale è quello di portare ad artificiose, deliberate o meno, restrizioni dell ’ offerta (e perciò, nelle condizioni storiche date, ad elevati saggi di variazione dei prezzi dei suoli e a crescenti quote di reddito distribuite alla rendita). Come noto, la enfatizzazione del monopolio e questa interpretazione del suo ruolo «malthusiano» caratterizza la po sizione complessiva dell ’ opposizione in questi anni 7 .

4. Teoria quantitativa e politica del territorio

Alla teoria quantitativa debbono essere quindi riferiti una serie di atteggiamenti, di analisi, di proposte non sempre total mente riconducibili alle forze (politiche e sociali) dominanti. Ad esempio, ad essa debbono essere riferiti non solo i sempre più numerosi tentativi di stima del fabbisogno abitativo 8 , ma anche le proposte di sempre più consistenti e generalizzate faci litazioni creditizie e fiscali; quelle di intervento diretto dell ’ ope ratore pubblico nella produzione di alloggi da destinare ai gruppi sociali che vengono esclusi dal mercato; quelle di inter vento delle aziende a partecipazione statale nel settore delle co struzioni con lo scopo di guidarne il progresso tecnico; le conti nue proposte di riforma dei sistemi di finanziamento dell ’ edili zia ed, infine, le proposte di riforma della legislazione urbani stica. La battaglia anzi per una nuova legge urbanistica ed i toni radicali da essa assunti in Italia sul finire del primo ciclo edili zio rappresenta l ’ inevitabile sbocco di uno dei principali filoni lungo i quali si è venuta a formare l ’ urbanistica nel nostro paese ed in Europa: quello che affida ai piani urbanistici il compito principale di regolare il mercato edilizio e dei suoli edificabili eliminando appunto «artificiose» restrizioni e distorsioni. I sostenitori della teoria quantitativa ragionano infatti nel la convinzione che lo sviluppo urbano (sia nei suoi aspetti quantitativi aggregati che in quelli ubicazionali) sia di fatto in teramente modellato dalla rendita fondiaria e che la quota del prodotto nazionale distribuita alla rendita sia tanto più elevata, quanto più si consente ad alcuni, in particolare ai proprietari dei suoli, di monopolizzare fattori e posizioni le cui qualità non sono state determinate dall ’ azione del proprietario e neppure da quella dell ’ insieme dei proprietari e dei capitalisti. Di qui la lotta dei più radicali sostenitori di questa posizione alla pro

7 Si veda G. B onifati , F. V ianello , L ’ economia italiana al tempo del pia no del lavoro, in AA.VV., Il piano del lavoro della CGIL, Milano 1978, pp. 89-90. 8 Una storia delle stime di fabbiso gno non è stata ancora scritta; eppure sarebbe di qualche interesse. Le prin cipali dal dopoguerra mi sembrano le seguenti: Alberti (1947), (1948), (1953), Ripamonti (1952), Vanoni (1954), Saraceno (1963), Tekne (1963), ONU (1967), ANCE (1969), Fondazione Agnelli (1971), Ricci

(1973); ad esse andrebbero aggiunti tentativi più rozzi compiuti da altri studiosi e amministratori per situa zioni particolari.

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