Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Compito della politica edilizia, per i sostenitori della teo ria distributiva, è quello di assicurare che non si dia luogo ad un uso socialmente improduttivo delle risorse attraverso la for mazione di vaste aree di «spreco edilizio» corrispettive di aree altrettanto vaste nelle quali le condizioni abitative sono tali da compromettere il processo di riproduzione della forza lavoro ed il processo di accumulazione in altri settori socialmente più produttivi. La politica edilizia sarà cioè costituita da un insieme di mi sure il cui fine è la mobilitazione integrale e l ’ uso tendenzial mente egualitario di tutto il patrimonio edilizio esistente e l ’ uguaglianza tendenziale dell ’ apertura del ventaglio dei prezzi delle abitazioni e di quello dei redditi famigliati, l ’ eliminazione cioè del carattere di imposta regressiva col reddito della spesa delle abitazioni. In via subordinata, ove si riconosca che il patrimonio edili zio esistente in determinate situazioni locali od i rapporti di for za tra i differenti gruppi sociali non consentono il raggiungi mento di risultati ragguardevoli sotto i due profili sopra indica ti, compito della politica edilizia diviene quello di favorire la produzione di nuove abitazioni vincolandone la distribuzione tra i gruppi sociali e le famiglie. Benché abbozzi di formulazione della teoria distributiva si possano ritrovare in molti scritti di studiosi appartenenti so prattutto, ma non esclusivamente, al filone del pensiero marxi sta, a cominciare dallo stesso Engels, le prime formulazioni coerenti di questa posizione mi sembra possano essere fatte ri salire in Italia solo alla seconda metà degli anni ’ 60. In questi anni una più approfondita analisi del ruolo dei diversi gruppi sociali nelle vicende della riforma urbanistica all ’ inizio del decennio e una più matura riflessione sulle origini dell ’ urbanistica moderna nei diversi paesi europei, spingono molti studiosi, sull ’ onda anche di sempre più estesi episodi di conflittualità urbana, ad analizzare con maggiore cura i sistemi di alleanze e di conflitto connessi allo sviluppo del settore edili zio ed a rivisitare la teoria marxista in chiave meno accademica del passato, cioè con l ’ intento di reperirvi indicazioni specifiche di politica economica ed edilizia. Una maggiore tensione verso le proposte di politica economica e sociale è quanto forse con nota gli studiosi italiani nei confronti dei loro contemporanei colleghi europei. In un clima di generale critica dei fondamenti della teoria neoclassica, l ’ attenzione di questi studiosi è inizialmente punta ta sul carattere «metafisico» di molte proposizioni della teoria quantitativa. Per i sostenitori della teoria distributiva termini come «imperfezione», «distorsione» del mercato presuppongo no di necessità il riferimento astorico ad un mercato immagina rio nel quale operano soggetti o gruppi non affetti da atteggia menti «speculativi». Di qui nasce l ’ evidente incapacità esplicativa della teoria quantitativa: essa non spiega, ad esempio, perché nel nostro paese, nonostante almeno due violente fasi espansive della pro
7. Le critiche alla teoria quantitativa
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