Problemi della transizione 1980
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
far riflettere anche sul terreno della cultura e della politica — oltre che della religione — delle energie che agiscono poi con effetti moltiplicatori sull ’ intero corpo ecclesiale. Tale compito si rese più necessario a partire dalla sconfitta «cattolica» del referendum ’ 74: si impose allora la costituzione, sul terreno propriamente intraecclesiale, di una specie di agen zia di riflessione ed elaborazione anche dei nessi fede-politica (all ’ interno del più vasto disegno pastorale di E.P.U.) che ga rantisse la cattolicità italiana in proprio, con compiti se del ca so di pressione e/o di supplenza nei confronti del partito demo cristiano. E che garantisse anche,per il futuro, da sbandate ed errori di prospettiva storica quali gli esiti della prova referenda ria, di cui i comitati per l ’ abrogazione e lo strumentale integra lismo fanfaniano si erano fatti zelanti quanto improvvidi ban ditori. E singolare, ma non casuale, notare come all ’ elabora zione di questa linea ecclesiale, per gli aspetti più sociali e poli tici ci si rivolga da parte ecclesiastica proprio a diversi di quei cattolici espostisi per il NO sul referendum, e sia pur del tipo più «prossimo» al partito democristiano. Ciò è avvertibile al già citato convegno su «Evangelizza zione e promozione umana» che si svolge a Roma dal 30 otto bre al 4 novembre del ’ 76, che tratta di molti problemi e si muove su diversi piani — dal religioso in senso stretto al pasto rale al catechetico, a quelli sociali, della famiglia, della donna, del lavoro, degli emarginati — fissando compiti e mete che pe rò rimarranno, almeno a tutt ’ oggi, in gran parte disattesi. È possibile però rintracciare un filo che va oltre E.P.U. e si con giunge a iniziative quali i corsi annuali di aggiornamento cultu rale dell ’ università Cattolica sulla cultura (Loreto ’ 75), la laici tà (Verona ’ 77), la società industriale (Milano ’ 78), la famiglia (Reggio Calabria ’ 79) gli incontri annuali anche se quasi clan destini alla Certosa di Firenze indetti da padre Sorge dal ’ 76 e aventi come referente la DC e come scopo primario la rianima zione cattolica del sociale se non direttamente della DC 8 . È in questo clima che nasce e si presenta la «Lega Demo cratica» che vorrebbe porsi oltre che come pensatoio cattolico democratico, quale «altra anima» (non integralista) del cattoli cesimo politico italiano (in una mai declinata, ma implicita an titesi a «Comunione e Liberazione» fenomeno a quell ’ epoca appariscente anche per la sua intolleranza e aggressività). Oggi si sta già forse stemperando il ricordo del fenomeno «Comunione e Liberazione» nella sua fase integralistico- aggressiva 9 in cui ricercava — nella sua conclamata «unità di
al potere della società capitalistica, rivestiti di slogans liberali e progressi sti. Essa si è rivelata timida e incerta nel condurre una lotta in cui, sola, poteva rappresentare una forza di re sistenza contro l ’ egemonia della bor ghesia e delle sinistre ad essa alleate» (Dopo il referendum sul divorzio, 1975); «Il fatto che ammazzino delle persone... è diventato normale: lo chiamano terrorismo. I giornali, i partiti ripetono in un crescendo la «ferma condanna della violenza» e l ’ invito alla «vigilanza democratica»
8 Cfr., G. T assani , Laicità della DC e «Ricomposizione» cattolica, «Il Mulino», n. 259, settembre-ottobre 1978, ove tratto un po ’ più diffusa- mente questi momenti. 9 A illustrare sinteticamente il mai dismesso integralismo di C.L., cito qui di seguito brani da due manifesti pure assai distanti temporalmente: «La Chiesa ha mostrato al proprio interno una divisione che ha radici re mote e profonde nel cedimento di molti cristiani alla mentalità borghe se e nel loro asservimento alle leggi e
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