Problemi della transizione 1980

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Uno sguardo dal ponte: tecnologia e cultura negli U.S.A.

ta di corse fatte con automobili di serie, cioè non auto create espressamente per correre. Le macchine sono però state modificate nel moto re e nella carrozzeria per la competizione. Ma per il rito è importante che il prodotto finito non sia troppo diverso da quello iniziale: le au to devono ancora sembrare normali berline fa miliari. E il lavoro meccanico sarà in genere stato fatto dagli stessi piloti, nel garage dietro casa. Malgrado l ’ ovvia commercializzazione di queste corse, la base idillica e campagnola resta a fondamento di tutta la costruzione spe culativa: basta assistere ad uno di questi spet tacoli. Per ore ed ore passano rombando que ste brutte e probabilmente inefficienti macchi none sommergendo tutto e tutti in un oceano assordante e mefitico di rumore ed esalazioni varie. L ’ attenzione della gente, che almeno ini zialmente si potrebbe pensare volta agli aspetti più «gladiatoriali» della cosa, resta però viva anche dopo ore di obnubilante ripetizione. E tenuta viva dalle automobili stesse, dagli og getti, dall ’ analisi delle soluzioni tecniche adot tate, dall ’ attesa di verificare se un certo tipo di macchina riuscirà a sopportare lo sforzo della corsa. E cioè l ’ oggetto, lo strumento, la tecno logia ad essi associata che formano una parte rilevante dell ’ interesse del pubblico. Questa componente tecnologica inoltre è intimamente connessa con quella spettacolare, circense, «umanistica». Anzi, è proprio questo il punto: la tecnologia — spicciola, ma sempre tecnolo gia — è parte dello spettacolo, è intimamente connessa con le reazioni e gli interessi della gente. Non è strumento alieno ed incompren sibile che serve dall ’ esterno a rendere material mente possibile «l ’ evento umano». E essa stes sa umanità. Cosa farà da grande il ragazzo che a sedici anni si è ricostruito l ’ automobile o ha fatto un televisore? Non farà necessariamente l ’ inge gnere o lo scienziato: potrà essere predicatore, uomo d ’ affari, militare, insegnante. Essendo il fattore tecnologico parte integrante della cul tura egemone, non può di per se essere discri minante. E però naturale aspettarsi che fra quelli che di tecnologia si occuperanno la per centuale dei ragazzi «prodigio» che allevano funghi in cantina, scoprono stelle o costruisco no minicalcolatori casalinghi sarà piuttosto al ta. Questi ragazzi in larga parte diventeranno ingegneri. Non solo gli ingegneri gaddiani, ma anche ingegneri-ricercatori, inventori e scien ziati. Questi personaggi abitano i piccoli e grandi centri di ricerche dell ’ industria america na. Contrariamente a ciò che accade in Euro

di Marco Fontana Nella letteratura americana un posto premi nente è occupato dalla small town novel, ossia il romanzo ambientato nelle piccole cittadine di provincia che costituiscono il «cuore» degli Stati Uniti (American heartland}. Fra i vari personaggi che vi si incontrano si trova sempre il ragazzo strano ed intelligente, il tipo eccen trico, che inventa «cose», che costruisce strani apparecchi in cantina, che guarda alle stelle con telescopi fatti in casa. Questi personaggi vengono guardati con un misto di ammirazio ne e sufficienza, una certa dose di diffidenza che comunque spariscono quando essi, dopo aver fatto i loro vari esperimenti, dimostrano anche di saper giocare a baseball o bere una birra con gli amici. Perché in effetti essi, mal grado il loro distacco intellettuale, sono parte integrante del tessuto sociale in cui vivono, e parlano un linguaggio che viene capito ed è parte del linguaggio comune. Infatti più o me no tutti nella piccola città hanno nei loro gara ge o cantine un ’ officinetta che usano per ripa rare guasti, costruire radio o fare opere di car penteria spicciola. E senz ’ altro per l ’ adolescen te l ’ iniziazione alla virilità è non tanto il posse dere la sua propria automobile, quanto il sa perci lavorare su, il poterla modificare, aggiu stare, truccarne il motore ecc. Anche se lo sco po apparentemente è quello di assicurarsi una posizione di supremazia nel suo mondo (scopo che definirei «umanistico»), in realtà le ore e ore passate nel grasso dei lubrificanti o sotto la macchina tradiscono un gusto culturale per la manipolazione e l ’ uso degli oggetti, degli stru menti del lavoro manuale. E dunque le posi zioni di predominio, l ’ approvazione degli altri sono ottenute anche attraverso la capacità tec nologica, ossia come prodotto del raggiungi mento dello scopo «tecnologico». Una manifestazione di tutto ciò la troviamo nei demolition derbys, nelle stock car races, che nei loro aspetti più commerciali e spettaco lari sono stati esportati anche in Italia. Si trat

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