Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

vello della forma, ed è proprio questo vissuto formale che la conoscenza scientifica cerca di trasformare in concetti. Una forma è, mi sembra, appresa nello stesso tempo come contrasto e come continuità. In quanto contrasto, essa è parti zione del campo percettivo, essa è suddivisione. La nozione di «sformato» è sotto questi riguardi degna di attirare la nostra attenzione, poiché sottende l ’ interferenza di due scale di perce zione, e l ’ oscillazione fra due accomodazioni della visione: al macro livello il contrasto è netto e la forma pregnante; al mi- cro livello, il contrasto si attenua e la forma tende a dissolver si. Ma il contrasto non basterebbe da solo all ’ apparizione del la forma; gli serve, ancora, la continuità. Ci mettiamo qui na turalmente su di un piano anteriore a quello della concettua lizzazione del continuo, la cui storia si confonde per buona parte cori quella della matematica a partire dai Greci fino ai geometri della fine del secolo scorso. Anteriormente a questa concettualizzazione, la nozione di continuità non può che es sere commentata con altre intuizioni: quella di «unità», quella dell ’ «impossibilità di un taglio»... Essa si fissa essenzialmente per mezzo di immagini spaziali e si potrebbe tentare di credere che essa sia caratteristica della categoria della spazialità, nel qual caso si sarebbe quasi costretti a riconoscere che essa non è che, dopo tutto, di forma spaziale. Senza dubbio la spaziali tà ha per noi una prerogativa biologica che si manifesta appa rentemente in tutte le lingue naturali. Mi sembra pertanto che una nozione come quella di continuità sia di natura per così dire prespaziale, più profonda, e che essa sia suscettibile di ca ratterizzare delle forme per le quali la spazialità non è che un modo di rappresentazione e per nulla una condizione essenzia le di sussistenza. Una volta riconosciuta la loro inseparabilità nella appren sione della forma, ci si interrogherebbe invano circa la priori tà del continuo sul discreto. Nella percezione, non si potrebbe dire che la continuità preceda il discontinuo, poiché essa ne è correlata. Da un punto di vista più radicale, per il filosofo che vorrebbe mettere in luce le condizioni di possibilità della co noscenza, la risposta è data da Kant nell ’ «Analitica trascen dentale», che pone sullo stesso piano, come principi «mate matici» dell ’ intelletto, gli «assiomi dell ’ intuizione» e le «anti cipazioni della percezione» I primi affermano che «ogni intuizione è una grandezza estensiva», proposizione il cui senso minimale; è che tutto ciò che può essere percepito è scomponibile in parti, afferrabili nella loro discontinuità. I secondi sostengono che «in ogni fe nomeno il reale, che è oggetto di sensazione, ha una grandez za intensiva» , vale a dire «che non è appreso che come unità, in cui la pluralità non può essere rappresentata che nel suo movimento di approccio, di grado zero» (durch Annàherung zur Negation = 0) (Kritik der r.V.B. 210). Una tale caratte rizzazione dell ’ intensivo sottende evidentemente la nozione di continuità. Così, è proprio nello stesso tempo in quanto contrasto e continuità, sotto la vestigia della forma, che la qualità può es sere determinata, e se per la scienza sono possibili dei modelli qualitativi ciò è per mezzo di una concettualizzazione della forma.

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