Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
gettivazione del fenomeno, tanto quanto può essere lo scopo ultimo dell ’ esplicazione. Un esempio modesto, ma particolarmente significativo, di esplicazione per mezzo di un modello qualitativo, ci è dato dall ’ ipotesi di trasformazione del sistema fonologico vocalico in un dialetto savoiardo presentato poco tempo fa da A. Mar- tinet (Economie des changements phonétiques, 1955). A par tire da un sistema postulato, instabile, l ’ autore mostra il pas saggio a forme stabilizzate, nelle quali le modificazioni locali hanno comportato un rimaneggiamento globale conducente allo stato attuale. Si tratta quindi, sotto la riserva però di un controllo della descrizione fonologica, di un tentativo di espli cazione per mezzo di una statica comparativa puramente for male. In un certo senso, riconoscere l ’ importanza dei modelli qualitativi è sfuggire alle costrizioni artificiali di un positivi smo dogmatico, continuando pur tuttavia ad accettare le ra gionevoli esigenze di un positivismo ben temperato. Il modello qualitativo, in effetti, risponde al desiderio di ricercare «la ra gione degli effetti», senza tuttavia dover ricorrere ad entità metafisiche che, per la loro natura, alcuna prova potrebbe in firmare. E la meta del «globale» che è inerente ad ogni model lo qualitativo non si confonde mai con quella di una totalità incondizionata e di un fondamento ultimo, che ossessiona ne cessariamente e legittimamente il filosofo, ma che nessun pen siero scientifico può abbracciare senza perdere irrimediabil mente tutto il suo senso e tutta la sua efficacia. Ma ogni modello qualitativo non è per forza di cose signi ficativo ed efficace. A quali condizioni può esserlo? Ci sembra che esso debba, in primo luogo, essere munito di indicazioni sufficientemente precise sulla scala del fenomeno relativamen te alla quale è valido. Se la riduzione concettuale di una forma è, in quanto tale, indipendente da ogni grandezza, la realizza zione di una forma nel fenomeno è al contrario, in generale, condizionata dal suo ordine di grandezza. Il rapporto del quantitativo col qualitativo fa apparire, sotto questo riguardo una sorta di circolo vizioso, se è vero che il modello qualitati vo è un quadro di interpretazione per le misure e che per con tro la validità del modello qualitativo è delimitata da un ordi ne di grandezza. Ma antinomie siffatte non sono che apparen ti. Il pensiero scientifico attivo non consiste nel partire da principio da una conoscenza fondata, ma da una conoscenza provvisoria; l ’ applicazione del modello ad un dominio delimi tato da misure grossolane permette di raffinare queste e di de terminare meglio il campo di validità del modello, un po ’ co me il reinserimento in un algoritmo di un valore approssimato già ottenuto per mezzo di questo algoritmo permette di calco lare un valore via via più esatto. Ben inteso, così come in questa metafora matematica la convergenza della procedura non è per niente acquisita da so la, lo stesso l ’ attitudine del modello qualitativo di consentire di migliorare la determinazione del suo campo è una proprietà non triviale ed uno dei segni del suo valore obiettivo. In secondo luogo, il modello qualitativo non potrebbe es sere efficace se non fornisse il mezzo di reperire per mezzo di criteri sperimentali i fattori critici della determinazione della
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