Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

gruppi sociali, delle nuove minoranze. Una delle risposte dei due partiti (i repubblicani in minor misura), è consistita in una rinnovata valorizzazione della personalità del candidato contrapposto al partito (inteso come organizzazione e buro crazia di professionisti della politica). La forza della tendenza «antipartito» rappresentava una reazione a una delle organizzazioni politiche più stabili del ’ 900 (largamente indebolite dagli anni sessanta), le cosiddette «macchine politiche urbane», grossi apparati clientelati delle grandi città che agivano anche come via per incanalare nel sistema minoranze in precedenza escluse, immigrati recenti, gruppi etnici. Questi apparati avevano una precisa immagine di corrutela e clientela, qualche volta confinante con fenome ni mafiosi al limite (o oltre) la legalità. Essi erano emersi quando, con gli inizi dell ’ interventismo e dell ’ assistenzialismo statale, il partito cittadino aveva funzionato come ente distri butore di posti di lavoro, di amministrazione, di servizi assi stenziali nei confronti delle minoranze urbane. Facendo rife rimento alle distinzioni proposte da Anna Duso nel «Dizio nario di politica», la «machine» urbana è la caratteristica che più avvicina il caso americano ai «partiti organizzativi di massa» propri della sinistra europea in un sistema in cui in vece l ’ elemento elettorale è prevalente. La critica alla corru zione della «machine» aveva peraltro valenze ambigue giac ché, come ha segnalato Merton, se promuoveva una maggio re onestà ed obiettività nella vita politica, conteneva d ’ altra parte implicazioni nostalgiche deH ’ America anglosassone e protestante e finiva per frenare la crescita politica delle più recenti minoranze urbane. A questa corrente di radicalismo nazionale, tecnocratico, populista si fa appunto riferimento quando, negli anni ’ 60 ed all ’ inizio degli anni ’ 70, l ’ organiz zazione partitica venne subissata da una ondata di critiche. Alcuni dati di opinione danno conto di questa crescente sfi ducia nella complessiva organizzazione della politica. Nel 1972 il 51% degli americani aveva un ’ opinione negativa di entrambi i partiti, con un incremento del 22% rispetto al da to del 1960 (29%). Peraltro nel 1972 il 45% riteneva che il proprio partito fosse buono diversamente da quello avversa rio. In questo caso si ha una caduta del 18% rispetto al 1960, segnando quindi un aumento della sfiducia nei partiti. Inoltre soltanto l ’ 8% si dimostra fiducioso nei confronti di entrambi i partiti. Va tenuto conto del fatto che gli anni 1972-73 registrano il punto più basso del consenso verso le istituzioni dello stato. Ecco ora una serie di dati riguardanti l ’ atteggiamento ver so la politica. Dal 1966 al 1973 sono aumentati del 24% coloro che af fermano che quanto loro pensano non conta niente (da 37% a 61%); del 29% coloro che ritengono che i dirigenti del paese non si preoccupano della gente (dal 26 al 55%); del 20% coloro che ritengono di essere lasciati fuori delle cose che capitano (dal 9% al 29%). Questi dati di opinione van no poi confrontati con i comportamenti politici concreti ma paiono comunque indicazioni generali assai significative. Quale è la reazione dei partiti a questa caduta di fiducia? C ’ è un generale ricorso all ’ accentuazione della candidatura

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