Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Queste fluttuazioni, presenti anche in Europa, spingono talvolta i politologi a parlare di «instabilità» e «volubilità» dell ’ elettorato in tutto il mondo industrializzato. Ciò dipen derebbe da una minore ideologizzazione dell ’ elettore euro peo, cui ne corrisponderebbe una maggiore negli Stati Uniti, dove una identificazione «pragmatica» col «partito dei pa dri» verrebbe sostituita da una verifica caso per caso della posizione dei partiti circa temi su cui l ’ elettore ha posizioni personali ben determinate. La categoria della «volatilità» sembra tuttavia avere un valore esplicativo insufficiente, limitandosi per lo più ad una analisi descrittiva dei comportamenti elettorali. Essa non dà conto nè della crisi del «sistema di partito» postnewdealista nè degli equilibri socioeconomici del dopoguerra, rispetto ai quali i fenomeni indicati di instabilità elettorale hanno valore sintomatico. Questa caduta di fiducia nel sistema politico e partitico ha prodotto conseguenze importanti sul tasso di partecipa zione al voto e sulla composizione sociale dei votanti attivi. In un paese in cui vota praticamente metà degli aventi dirit to, nessuna considerazione sul peso politico reciproco dei va ri gruppi sociali può prescindere dall ’ esame, spesso trascura to, di chi effettivamente vota. Il dato del 53-54% di parteci pazione al voto nelle elezioni del 1980 si avvicina al record negativo di questo secondo dopoguerra (1948 = 51,1%), ri spetto a una punta intorno al 62% nei primi anni sessanta in una banda di oscillazione del 10% circa. Gli Stati Uniti sono di gran lunga il paese di più bassa partecipazione elettorale nel mondo industriale avanzato avvicinandosi solo alla Sviz zera (media 1945-1978 = 64,5%), e distanti anche dai paesi europei dove si vota meno (Irlanda, Regno Unito, Finlandia, Francia), che si attestano intorno o oltre la media del 75%. La partecipazione, cresciuta come detto nei primi anni ses santa, è caduta continuamente nell ’ ultimo decennio, con una tendenza decrescente che non ha conosciuto soste. È abba stanza stupefacente pensare che il presidente Reagan ha rice vuto il suffragio di poco più del 25% degli aventi diritto. Se si considera ora la composizione socio-culturale dei votanti attivi, si vede che la partecipazione favorisce i due partiti tra dizionali, con una evoluzione sfavorevole tuttavia ai demo cratici. Rispetto alla media nazionale del 54% nel 1976, votano molto i benestanti (votano il 77% di quanti guadagnano più di 25.000 dollari l ’ anno) e poco i poveri (il 45% di quanti guadagnano meno di 5.000 dollari). Votano molto coloro che hanno una educazione elevata: 80% di quanti hanno raggiunto il «college», il 73% di quanti hanno oltre 12 anni di frequenza scolastica, mentre chi ha frequentato non più di otto anni di scuola vota al 44%. Si tratta inoltre di un elet torato maturo e relativamente invecchiato: nel 1976 le classi d ’ età sotto i 25 anni (che coprivano il 18,2% degli aventi di ritto alle elezioni del 1980) hanno votato al 42%; le classi

Partecipazione elettorale e composizione sociale dei votanti

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