Problemi della transizione 1981

I partiti politici americani

d ’ età di 25-44 anni hanno votato nel 1976 poco sopra la me dia nazionale, al 58-59% circa (esse coprivano il 38,8% dell ’ elettorato del 1980); le classi da 45 ad oltre 65 anni (che coprivano il 43% dell ’ elettorato del 1980) hanno votato nel 1976 nella misura di oltre il 65%. Dal punto di vista am bientale, gli strati sociali che abitano le periferie residenziali suburbane votano più della media (61%), mentre solamente al 43% votano gli abitanti dei centri cittadini, in cui si ad densano sia i ghetti che le residenze dei giovani. Dal punto di vista etnico e razziale, i bianchi votano più della media (61%), mentre le più recenti minoranze centro-americane di lingua spagnola sono quelle che votano meno (32% nel 1976). Per quanto riguarda l ’ attività svolta, chi svolge lavoro impiegatizio («white collar worker», per quanto problemati che siano queste definizioni) vota al 72%, mentre i «blue collar werkers» sono sotto la media nazionale (anche se di poco) con una partecipazione al voto del 50%. Si tratta quindi di un elettorato che premia fortemente i ceti medi e medio-alti che, per età, posizione di reddito, situazione geo grafica, hanno beneficiato della crescita economica degli anni ’ 50 e ’ 60. I votanti attivi rappresentano una sezione della po polazione particolarmente adatta a confermare l ’ immagine di un partito repubblicano degli strati medio-alti; di un partito democratico che ha abbandonato la sua connotazione new- dealista di classe per assumerne una di piccola e media bor ghesia, di «white» e «blue collars» garantiti.

Come anche la distribuzione sociale del voto dimostra, la componente operaia e impiegatizia urbana, etnica svolge un ruolo essenziale nella coalizione democratica e le sue dinami che sono tra le più significative degli spostamenti politici in corso. A questo fine occorre innanzitutto precisare il peso politico-elettorale degli operai sindacalizzati rispetto all ’ elet torato nel suo complesso. Se si considera il rapporto tra iscritti ai sindacati e popolazione in età di voto a livello sta tale (l ’ unità più appropriata perché usata come base di con teggio del voto e di attribuzione dei voti «elettorali»), si pos sono fare le seguenti osservazioni: vi è un gruppo di stati del midwest di vecchia industrializzazione dove la percentuale si aggira sul 20% (Pennsylvania, Illinois, Ohio, Michigan), con un massimo nazionale del 22,3 a New York. Segue un altro gruppo di stati molto popolosi e di industrializzazione più re cente sulla costa ovest (California, Oregon), insieme alla maggior parte degli stati industriali della costa dell ’ est (Mas- sachussetts, Maryland, Connecticut, New Jersey, Delaware, con in più il Wisconsin nel west), in cui la percentuale supe ra di pochissimo il 15%. Vi è infine il gruppo di stati del sud, molto popolosi, di recente, espansiva industrializzazione (Texas, Florida, North e South Carolina) dove la percentuale ha un crollo, attestandosi tra il 5 e il 7%. Questi dati permettono alcune prime considerazioni: il di scorso qui condotto riguarda solamente il movimento ope raio sindacalizzato che a tutt ’ oggi copre negli Stati Uniti po La fine della coalizione democratica postnewdealista Il peso politico elettorale della classe operaia sindacalizzata

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