Problemi della transizione 1981

I partiti politici americani

tiva (il sindacato degli impiegati governativi a livello federa le, statale e locale è la più grossa categoria della AFL-CIO), dell ’ attivismo degli iscritti ai sindacati in un elettorato ope raio piccolo borghese dalle spiccate caratteristiche e preoccu pazioni «social-democratiche», della sua concentrazione in aree geografiche e urbane decisive per la distribuzione dei vo ti elettorali, si giunge a spiegare allora il ruolo cardine svolto dal movimento operaio sindacalizzato nel garantire al partito democratico una stabile maggioranza nel paese. Si trattava di un elettorato molto stabile, con una fortissima identificazio ne democratica spesso legittimata da una tradizione di voto familiare. I democratici erano il partito rooseveltiano del «people» contro quello repubblicano del «business» o degli «interests». Inoltre il sindacato, come già indicato, agiva da vera e propria agenzia politica democratica: nella elezione del 1976, i sindacati stipendiarono 120.000 attivisti che si muovevano a favore di Carter, fecero più di un milione e mezzo di telefonate a potenziali elettori democratici, distri buirono più di ottocentomila opuscoli attraverso i propri uf fici politici. Negli anni sessanta il sindacato indirizzava anco ra percentuali di voto altissime verso i candidati democratici. Il cattolico Kennedy veniva eletto con il 65% dei voti degli iscritti ai sindacati: Johnson, leader del partito e del Con gresso, otteneva addirittura un altissimo 73% contro Gold- water. Il primo importante segno di una profonda erosione della base newdealista veniva con le elezioni del ’ 68, quando la maggioranza operaia di Hubert Humphrey, uomo molto legato all ’ apparato del partito e del sindacato, che poteva le gittimamente aspettarsi di raccogliere una larga messe del tradizionale voto rooseveltiano, ammontava solo al 56% dei voti sindacalizzati. L ’ unica vittoria repubblicana in questo strato sociale si registra quando Nixon ne raccoglie nel 1972 il 54% rispetto al 46% di McGovern. Molti commentatori ritengono tuttavia si tratti di un risultato non significativo: il candidato democratico aveva puntato su una coalizione cen trata sui nuovi soggetti, i giovani, la borghesia postindustria le che trascurava proprio la tradizionale base operaia del partito mentre l ’ AFL-CIO si dichiarava per la prima volta neutrale. Nel 1976 Carter, risolutamente sostenuto dai sin dacati, sembra riportare la percentuale dei voti sindacalizzati ai democratici a livelli quasi newdealisti (63% contro il 36% di Ford). I risultati della elezione del 1980 vanno visti nel contesto di questa tradizione di una fortissima prevalenza democratica nel voto degli operai sindacalizzati dagli anni trenta agli anni sessanta, dopo i quali emergono discontinuità e risultati con traddittori. Questa elezione mostra tuttavia dei capovolgi menti nelle preferenze di partito che, se parzialmente prose guono tendenze in corso, ne aumentano la velocità e l ’ am piezza al punto da stimolare riflessioni nuove sul futuro della identificazione di partito in America. Le difficoltà di una nuova candidatura Carter avevano cominciato ad emergere nel periodo della campagna elettorale.

Il voto newdealista nell ’ elezione presidenziale del 1980

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