Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

In un primo tempo molte categorie sindacali tra le più importanti si erano schierate risolutamente per Ted Kennedy (automobilisti, pubblico impiego) e il loro passaggio nel cam po carteriano si fece più risoluto solo a mano a mano che la minaccia di Reagan nel voto operaio appariva più consisten te. Le esortazioni del presidente dell ’ UAW (sindacato degli automobilisti) Fraser perché l ’ apparato si impegnasse sempre più per non perdere il controllo delle preferenze politiche del la propria base, punteggiano con crescente urgenza la cam pagna elettorale. D ’ altra parte lo stesso tradizionale appoggio compatto ai democratici registra alcune profonde rotture: i Teamsters, il sindacato dei camionisti con numerose sezioni anche in altre categorie, che ne fanno la centrale singolar mente più numerosa del paese, si dichiarano per Reagan, in sieme a uno dei sindacati dei portuali e, più cautamente, in sieme ai sindacati edili. Inoltre i militanti politici del sindaca to riferiscono l ’ impressione che Carter sia «difficile da vende re» alla base; lo scarso entusiasmo per questo candidato vie ne registrato dagli attivisti elettorali democratici come pro blema della «apatia» della base operaia e di alcune minoran ze (ad esempio, gli ispano-americani e i chicanos) importanti nella formazione delle maggioranze in alcuni grandi stati del sud e del sud-ovest. La caduta della percentuale di voto di 1,5-2 punti si è infatti concentrata in questi strati «apatici» di lavoratori industriali in stati molto importanti, di tradizio ne liberale come New York e il Wisconsin (seguendo una tendenza decrescente alla partecipazione elettorale dei «blue collars»), oppure tra minoranze recenti come tra i «chica nos» del Texas, dove essi svolgevano un ruolo cardine nel determinare la maggioranza elettorale nel terzo stato più po poloso del paese. La caduta della partecipazione a livelli qua si «record» ha, come d ’ altronde ci si aspettava, danneggiato il candidato democratico, sottraendogli voti tradizionalmente appartenenti al suo partito ma scontenti della presidenza Carter e non disposti a votare un candidato repubblicano conservatore. Per quanto riguarda lo schieramento del voto sindacale nelle ultime elezioni, le rilevazioni di opinione raccolte subito dopo il voto, indicano che Carter ha mantenuto una lieve maggioranza del 47-49% dei voti, rispetto al 44% andato a Reagan. In sostanza il cospicuo margine del 1976 svanisce, Carter perde una quota di voti sindacalizzati pari a circa il 15%, e questo voto appare complessivamente spaccato in due ali di dimensioni pressoché eguali. Reagan ottiene il ri sultato migliore raggiunto da un candidato repubblicano nel dopoguerra (salvo Nixon, le condizioni particolari della cui elezione sono tuttavia già state indicate) e intacca profonda mente la roccaforte operaia newdealista. Questa conclusione è corroborata da altri tipi di dati elettorali che, pur non identificandosi con il voto operaio, si sovrappongono in lar ga misura ad esso. Ciò vale, ad esempio, per il voto dei cattolici, che com prende molte delle minoranze etniche (italo-americani, polac chi, irlandesi, ispano-americani) che formano i ranghi più folti della classe operaia sindacalizzata (vale forse la pena di ricordare che le persone in età di voto residenti in area me

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