Problemi della transizione 1981

I partiti politici americani

tropolitana erano, nel 1976, 99 milioni, contro 47 milioni in aree «non metropolitane»). Mentre nel 1976 Carter aveva superato di 10 punti il candidato repubblicano Ford, egli ha perso anche qui una percentuale di circa il 15%, cedendo la maggioranza a Reagan per il 5% (Reagan 48%, Carter 43%). Un ’ altra componente importante dell ’ elettorato urba no, soprattutto in città come New York, è il voto ebreo, che obbedisce a fattori di politica internazionale (atteggiamento verso Israele), insieme a una tradizione liberal-progressista particolarmente radicata. Carter aveva preso nel 1976 il 64% del voto ebraico, che ha continuato a mostrare la propria tendenza «liberal» dan dogli ora una maggioranza del 47% dei voti e in più dando ad Anderson, candidato progressista del terzo partito, una percentuale del 16%, assai superiore alla sua media naziona le del 7%; per quanto riguarda ancora il voto etnico e raz ziale, anche il voto nero comprende una fetta significativa di classe operaia. I neri americani ammontano nazionalmente al 10,6% degli aventi diritto, con percentuali tra il 20 e il 30% negli stati del «profondo sud», e dell ’ 11-12 in stati elettorali chiave dell ’ est (New York, Pennsylvania), del midwest (Illi- nois, Ohio, Michigan), del sud (Texas, Florida). In questi stati il voto nero ha spesso un ruolo delicato di ago della bi lancia (è stato molto importante nell ’ assicurare la vittoria di Carter nel 76 ’ ), anche per la sua distribuzione relativamente uniforme nelle principali aree strategiche del voto. La presen za nera è infatti sensibilmente inferiore alla media solo nelle zone agricole meno popolose del mid - e far - west e nella popolosissima California (7,3% dell ’ elettorato). I neri sono praticamente l ’ unico gruppo tradizionalmente democratico che ha ripetuto il voto del 1976, restando in larghissima maggioranza fedele al partito di sempre (Carter = 80%, Reagan = 14%, addirittura il 2% in meno di Ford nel 1976). La specificità del problema e l ’ immagine di Reagan, lega to a gruppi, se non razzisti, certo conservatori su questo ter reno, hanno spinto i neri a cercare ancora una volta riparo nelle braccia dei democratici. Questo gruppo è stato comune mente considerato uno sconfitto di primo piano da questa elezione, con una immediata campagna di stampa, parzial mente appoggiata dalla amministrazione, per rassicurare la comunità nera sulla politica governativa in materia razziale, cui si accompagna però una diffusa ripresa di gruppi razzisti nel paese. Infine anche il voto del sud, la zona di più accen tuato sviluppo economico, ha un interesse per determinare il comportamento elettorale degli operai americani: Carter ave va riportato la maggioranza dei voti del «Southern Rim» nel 1976 con il 54% delle preferenze. Nel 1980 ne ha raccolte soltanto il 42% (-12%) cedendo a Reagan tutti gli stati salvo la Georgia (di cui è il «favourite son»), mentre il candidato vincente ha raccolto il 51% delle preferenze. Il distacco dell ’ elettorato operaio sudista dal partito democratico è ini ziato prima che nel resto del paese, per quei motivi politico culturali che hanno progressivamente eroso il dominio demo cratico in questa regione. Già nel ’ 68, quando Humphrey ri portò un magro successo tra i lavoratori sindacalizzati, il

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