Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
sud del paese; qui esistono condizioni di maggiore discrezio nalità dell ’ imprenditore, spesso garantite da leggi locali, nelle decisioni di politica aziendale che coinvolgono la comunità, tra cui eminente un basso tasso di sindacalizzazione cui si ac compagna una politica pubblica e privata ben decisa ad im pedirne la crescita. Aggravando il problema delle finanze lo cali, il numero degli assistiti, allargando l ’ esercito industriale di riserva, il fenomeno della fuga delle industrie verso altre regioni determina un peggioramento delle condizioni di con trattazione sindacale anche nelle zone di vecchio insediamen to. La minaccia del trasferimento al sud o all ’ estero è spesso utilizzata, come ha indicato David Montgomery, come arma non solo di diminuzione della rivendicazione sindacale, ma anche di promozione del fenomeno chiamato del «take back bargaining»: con questo si intende un tipo di contrattazione in cui non è più il sindacato a presentare nuove rivendicazio ni e la parte padronale a cercare di limitare le concessioni, bensì il contrario: il «management» chiede al sindacato di abbandonare conquiste che erano sembrate definitive. Que sto schema è stato spesso usato, talvolta con successo, per tentare di rimangiarsi forme contrattualmente sancite di assi stenza medica (o altri tipi di «fringe benefits»), norme sulla sicurezza e il regime delle condizioni di lavoro (vi è stata una lunga controversia nel campo minerario su questa materia), o per cercare di impegnare il sindacato a garantire la direzio ne contro gli scioperi selvaggi. Il macroscopico fenomeno del cumulo e del ritardo nella soluzione delle vertenze dà inoltre ai lavoratori l ’ impressione di una mancanza di tutela e pro mozione degli interessi individuali e collettivi nella prassi sin dacale abituale. Infine il sindacato non è stato in grado di mantenere la capacità d ’ acquisto del salario che, solo parzial mente protetto da meccanismi di scala mobile, ha sofferto duramente degli ultimi anni di inflazione sopra il 10%, ve dendo significativamente ridotto il tenore di vita anche delle categorie centrali della classe operaia. Il sindacato ha poi mostrato durante l ’ amministrazione Carter un clamoroso fal limento come gruppo di pressione politico: la vittoria del candidato democratico nel 1976 con un fortissimo appoggio sindacale aveva reso la direzione dell ’ AFL-CIO molto sicura che tutta una serie di leggi sindacali in lista d ’ attesa (soprat tutto un emendamento alla vecchia legge antisindacale Taft- Hartley e un altro progetto sulle condizioni di sciopero e pic chettaggio nell ’ edilizia) sarebbero passate senza neppure che ci si dovesse impegnare in una significativa opera di pressio ne. In realtà Carter ha ben presto abbandonato tutte le sue promesse, nessuna delle leggi è stata approvata, e il sindaca to ha dato prova di grave inefficacia come centro di influen za politica. Di fronte a candidati repubblicani di tendenza antisindacale, l ’ AFL-CIO non ha alternativa all ’ appoggiare personaggi democratici che pure, come lo stesso Carter nel 1976, non raccolgono l ’ entusiasmo dei sindacalisti rispetto a figure più vicine come i sen. Jackson, Kennedy o l ’ ex vicepre sidente Mondale. Conoscendo questa mancanza di alternati ve politiche, il candidato eletto può abbandonare con relati va tranquillità molte delle promesse fatte al sindacato duran te la campagna elettorale.
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