Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

messo l ’ iniziativa lasciandogli il senso che il mantenimento a spese del potere pubblico sia un loro diritto. Complementare è il conflitto culturale con lo strato gio vanile bianco, proveniente dalla classe media, con educazio ne universitaria e mentalità «post-economica»: si tratta di un gruppo parzialmente ricomprensibile nel concetto già descrit to di «borghesia» postindustriale e di nuovi soggetti, influen zato dalla deflazione degli ideali consumistici tradizionali, con una scarsa accentuazione dei valori di carriera, di affer mazione economica e di guadagno a favore di ideali di «qua lità della vita». Spesso questo strato sente con meno dram maticità i problemi occupazionali, esce e rientra con notevole mobilità in lavori impiegatizi massificati e senza prospettive di carriera o nei molti lavori parziali, precari, saltuari che il tessuto urbano offre. E costituito di persone che cambiano spesso residenza, seguendo gusti ed ispirazioni individuali. Non di rado, si iscrivono al sussidio di disoccupazione per il periodo permesso, concedendosi degli intervalli di non-lavoro per perseguire propri interessi non produttivi e non remune rativi. Anche in questo caso, il piccolo borghese urbano sen te di pagare questi «lussi» a giovani (fino ai 30 anni circa) dalla cui scala delle priorità dei valori dissente profondamen te. L ’ idea di una «economia morale» (come sottolineano Pi- ven e Cloward) cioè di un diritto acquisito alla prestazione di un certo benessere garantito da parte dello stato gli è profon damente estranea e contraddice la sua convinzione che l ’ agia tezza sia la contropartita della industriosità e dello spirito di iniziativa. Per di più questi giovani sono tra i sostenitori più accaniti di tutte le tematiche solidaristiche di costume che non solo sfidano la visione di vita dei gruppi urbani piccolo borghesi su temi specifici, ma in realtà prospettano un mo dello di valori solidaristici e libertari complessivamente con trapposti al loro conservatorismo individualistico e nazionali sta. Nel corso degli anni sessanta e della prima metà degli an ni settanta, il partito democratico ha tentato di assorbire e rappresentare questo complesso di richieste e di soggetti eco nomici e culturali nuovi. L ’ iniziativa federale ha avuto la parte del leone attraverso un complesso di iniziative assisten ziali e di welfare («medicare e medicaid» in materia di assi stenza sanitaria, «food stamps» per sostenere le spese ali mentari dei poveri, «guerra alla povertà», «urban renova- tion» nelle grandi città) ed attraverso l ’ ampia legislazione sui diritti civili, culturali ed umani delle diverse minoranze del paese. Ma lo stesso partito democratico è stato investito dal movimento di democratizzazione della vita politica. Dopo le traumatiche manifestazioni studentesche represse con la vio lenza a Chicago dalla polizia del boss democratico Daley du rante la convenzione del partito nel ’ 68, questi istituì una commissione per la riforma interna guidata dal senatore McGovern. Da questo processo emerse non solo la forte spinta alla moltiplicazione delle primarie, ma anche molte al tre misure, come la rappresentanza proporzionale dei delega ti alla convenzione per dare rappresentanza ad una gamma più vasta di posizioni, nonché una «affirmative action» parti tica con la riserva di posti di delegato o di membro dei vari

Made with FlippingBook - Online Brochure Maker