Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
corporativa dei grandi interessi economici e sociali organizza ti che stava alla base del New Deal. È noto che una parte del mondo industriale e finanziario di Wall Street è assai dubbio so sulle possibilità di successo e la saggezza del programma economico reaganiano. Un suo portavoce autorevole, Philip Rohatyn, si è pronunciato sulle pagine di «Business Week» per una più stretta partnership tra governo e affari. Questo cuore dell ’ * old money» è assai preoccupato dalle possibili reazioni interne ai drastici tagli del welfare, dalla ventilata rottura delle linee si scambio commerciale e, soprattutto, fi nanziario derivanti da una seria messa in discussione della distensione dall ’ allentamento del vincolo con Europa e Giap pone a causa del nazionalismo economico reaganiano. Il sen. Kennedy ha proposto un rafforzamento del patto sociale de mocratico che ritrovi le condizioni di consenso e di identità nazionale per un rilancio della produttività del lavoro e della concertazione sociale nella politica economica. Tutti gli stati sti americani sono concordi sulla gravità della crisi e sull ’ esi genza della «reindustrializzazione». In questo caso, tuttavia, la proposta parte da un rafforzamento dell ’ accordo sociale che guarda con interesse agli esempi europei (soprattutto alla cogestione tedesca, mentre i neoliberisti hanno promosso una grande moda del caso giapponese); sono anche in discussione forme di maggiore coinvolgimento dei sindacati nei problemi di gestione, ingresso nei consigli di amministrazione o altre misure di partecipazione e democrazia industriale. In politica internazionale, questa corrente sottolinea l ’ esigenza della concertazione e della sovranazionalità guidata dalle grandi nazioni industrializzate. Culturalmente, questa ipotesi accen tua un nazionalismo fondato sulla solidarietà sociale e l ’ ar monia degli interessi economici collettivi di marca newdeali- sta. Molta parte del mondo sindacale americano, spaventato dalla propria decadenza e dalla determinazione della attuale amministrazione di trarne tutti i vantaggi possibili, è molto favorevole a questa linea. L ’ altra proposta si richiama al gruppo di congressisti, go vernatori, uomini politici democratici qualificati normalmen te i «new politicians». Il governatore della California Brown ne è il rappresentante più noto, ma già la candidatura di Carter nel 1976 ne aveva largamente seguito i dettami. In so stanza si tratta di recuperare valori individualisti e localisti sul terreno economico, sociale e politico: ciò permette di co niugare insieme il neoconservatorismo economico, l ’ america nismo tradizionale a base individualista, e alcune delle cor renti più cospicue del radicalismo americano. In politica eco nomica, i «new politicians» riprendono la critica al giganti smo e allo spreco del «welfare». Recuperando la tematica neoindividualista e il mercato, essi accettano le fondamenta del rapporto socio-economico che è venuto a galla nel sud- ovest da cui molti di loro provengono. Come nel caso di Brown in California, il taglio delle spese pubbliche, la ridu zione delle tasse, il decentramento produttivo e l ’ economia sommersa sono viste con favore. Brown aveva accettato di far parte del movimento per co- stituzionalizzare il principio del pareggio del bilancio statale. Queste scelte vengono legittimate attraverso valori individua
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