Problemi della transizione 1981

Intellettuali e antifascismo

non fu un ’ idea peregrina) che esistesse una buona possibilità di scongiurare la catastrofe se si fosse costituito un vasto e po tente fronte di Stati e di popoli decisi a resistere all ’ aggressore e capaci di spaventarlo in quanto capaci, se necessario, di sconfiggerlo. Comunque, via via che l ’ aggressione procedeva con successo, la necessità di resistere divenne sempre più evi dente, attirando nel campo antifascista l ’ opinione politica- mente più consapevole: a suo tempo la guerra e la resistenza avrebbero chiarito i termini del problema al di là di ogni dub bio. E come le cose venivano chiarendosi, l ’ antifascismo si av vicinò sempre più ai comunisti, che non soltanto erano stati sul piano teorico i pionieri di un ’ azione volta a stringere una vasta alleanza antifascista per la resistenza, ma che svolsero anche un ’ evidente funzione di guida nella lotta concreta. Fin ché il pericolo fascista, rappresentato nel maggio 1940 dall ’ occupazione di estese regioni d ’ Europa, rimase acuto, nemmeno l ’ assurdo voltafaccia temporaneo della politica co munista internazionale nel 1939 potè arrestare questa tenden za. Il contesto del marxismo in questo scorcio del secolo XX, e quindi l ’ esperienza della maggior parte dei lettori di quest ’ o pera, è tanto diverso che, per evitare interpretazioni anacroni stiche ed erronee, sarà opportuno rilevare gli specifici caratteri storici del marxismo negli anni della lotta antifascista. A par tire dagli anni ’ 60 gli intellettuali marxisti sono stati sommersi da una marea di pubblicazioni e dibattiti marxisti; hanno ac cesso a una sorta di gigantesco supermercato dei marxismi e di autori marxisti, e il fatto che in qualunque momento la scelta della maggioranza in ogni paese può essere dettata dalla storia, dalla situazione politica e dalle mode non impedisce loro la consapevolezza della vasta gamma di indirizzi teorici possibili. Una gamma tanto più ampia da quando il marxismo — anche in questo caso soprattutto a partire dagli anni ’ 60 — appare sempre più integrato in testi usati per l ’ istruzione supe riore, almeno per quanto riguarda le scienze umane e sociali. Invece, nella maggior parte dei paesi occidentali, gli intellet tuali approdati al marxismo negli anni ’ 30 potevano disporre soltanto di una letteratura relativamente esigua, quasti total mente emarginata dalla cultura e dall ’ istruzione ufficiali, se non come bersaglio di critiche ostili. Anche i loro stessi contri buti alla letteratura marxista erano per il momento piuttosto scarsi: ad esempio, prima del 1946, il totale delle opere di sto ria in lingua inglese che potevano essere definite «marxiste o quasi marxiste» — a parte gli scritti dei «classici» — raggiun geva a malapena la trentina di libri e un paio di dozzine di ar ticoli. Nella misura in cui esistevano tradizioni marxiste più anti che, i nuovi marxisti ne erano per lo più tagliati fuori per quattro motivi. La spaccatura tra socialdemocrazia e comuni Smo li faceva guardare con diffidenza a gran parte del marxi smo di prima del 1914 (socialdemocratico) e dei suoi successi vi sviluppi. Il formarsi di una versione comunista ufficiale del marxismo (il leninismo) seppellì gran parte delle tradizioni lo cali del marxismo rivoluzionario sopravvissute nei primi anni del comuniSmo (ad esempio, in Inghilterra, quelle legate alla

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