Problemi della transizione 1981
Intellettuali e antifascismo
lucida e potente delle idee fondamentali del marxismo. Senza dubbio, se fosse stato loro richiesto di farlo, i comunisti occi dentali avrebbero denunciato coloro che avevano opinioni im plicitamente o esplicitamente condannate nei dibattiti sovietici con la stessa lealtà e convinzione con cui denunciavano il troc- kismo, ma a quel tempo non erano ancora richiesti di farlo, e ben pochi erano al corrente del fatto che questo, invece, era imposto ai comunisti russi. In questo senso i nuovi marxisti degli anni *30 erano per lo più all ’ oscuro delle interpretazioni alternative della teoria marxista, persino di quelle derivanti da quello che già allora veniva detto «marxismo occidentale», identificate o simpatiz zanti con il bolscevismo. Inoltre, a differenza dei marxisti di oggi, non erano molto interessati per le controversie teoriche fra marxisti (se non nella misura in cui esse trovavano espres sione nell ’ autorevole corpus delle opere di Lenin e di Stalin, o erano state rese obbligatorie per decisione sovietica o del Co- mintern). Erano dibattiti sviluppatisi generalmente in momen ti di incertezza sulla validità dell ’ analisi marxista precedente, come ad esempio, alla fine del secolo XIX, la «crisi» revisioni stica, mentre i nuovi marxisti degli anni ’ 30 non avevano al cun motivo per mettere in dubbio la prognosi marxista negli anni della grande crisi del capitalismo, né di setacciare i testi classici alla ricerca di significati alternativi. Vedevano piutto sto nel marxismo la chiave per capire tutta una serie di feno meni rimasti fino allora oscuri e sconcertanti. Per dirla con le parole di un giovane matematico e militante marxista: «Nel bel mezzo di tante cose che sono ancora oggetto di un ’ indagi ne particolareggiata, un marxista non può fare a meno di pen sare che questi siano vasti campi del pensiero in attesa di una comprensione dialettica». Si sconvolgeva come proprio com pito l ’ esplorazione di quei vasti campi del pensiero, e gli scritti dei classici e dei marxisti precedenti non apparivano tanto co me un enigma che aspettava un chiarimento intellettuale, quanto un deposito collettivo di idee illuminanti. Le eventuali lacune e le incoerenze interne sembravano assai meno impor tanti degli enormi progressi che quelle idee avevano reso pos sibili; il più ovvio di questi progressi, agli occhi degli intellet tuali, era la critica delle idee non marxiste che li circondavano e su cui naturalmente concentravano la loro attenzione, piut tosto che sulla critica di altri marxisti, a meno che questa non fosse inerente al loro impegno politico. Viene fatto anzi di pensare che, lasciati a se stessi, sarebbero arrivati a giudicare interessanti, piuttosto che diabolici, i marxisti con cui si tro vavano in disaccordo. Cosi Henri Lefebvre, nelle sue interes santi riflessioni sul problema nazionale (1937), riteneva che la definizione di Otto Bauer differisse da quella di Stalin in quanto meno precisa, più che non pericolosamente sbagliata. Occorre però osservare che i nuovi marxisti accettavano l ’ interpretazione ortodossa non soltanto perché non ne cono scevano altre, e perché non erano particolarmente interessati alle sottili distinzioni dottrinali interne al marxismo, ma an che perché essa ben si adattava al loro approccio al marxi smo. Il Karl Marx di Karl Korsch (pubblicato in inglese nel 1938) ebbe ben poco successo non tanto perché l ’ autore fosse noto come dissidente — erano pochi, a parte un pugno di esu
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