Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
li tedeschi, a sapere chi fosse — ma perché sembrava in qual che modo una linea tangente rispetto a tale approccio. Il giu dizio ufficiale sugli scritti filosofici giovanili di Marx era che essi contenevano «le opere della gioventù di Marx, che riflet tono la sua evoluzione dall ’ idealismo hegeliano a un materiali smo coerente». Ma se nel partito comunista francese c ’ erano abbastanza agregés di filosofia che potevano riconoscere — come osservò Henri Lefebvre — che ciò non era certo suffi ciente per esaurire il problema del rapporto di Marx con He gel, non troviamo alcuna eco del Marx hegeliano nei Principes élementaires de la philosophie di Georges Politzer (basato su un corso di lezioni tenuto nel 1935-36) né, nonostante la sua conoscenza e il suo apprezzamento dei Quaderni filosofici di Leniti, nel contemporaneo Textbook of dialectical materia- lism dell ’ inglese David Gest. Entrambi questi pensatori, capa ci e indipendenti, non possono essere considerati semplici di vulgatori. Il carattere specifico del marxismo occidentale in questi anni di impegno antifascista è forse illustrato nel modo mi gliore dal fatto che questo fu il primo e fino ad oggi probabil mente l ’ unico periodo in cui un numero consistente di studiosi e ricercatori di scienze naturali fu attratto dal marxismo, nel momento stesso in cui si mobilitava per obiettivi antifascisti più generali. Negli anni ’ 60 e ’ 70, ispirandosi a indirizzi critici già proposti molti anni prima da Korsch e da altri, ha finito col farsi preponderante la tendenza che induceva a rinunciare alla convinzione che il marxismo fosse un ’ interpretazione complessiva del mondo, in grado di spiegare il cosmo naturale oltre che la storia dell ’ uomo. Ma negli anni ’ 30 fu proprio questa onnicomprensività del marxismo che attrasse i nuovi marxisti, come pure tanti scienziati più o meno giovani verso la teoria quale era stata esposta da Engels. 11 fenomeno fu particolarmente rilevante in Inghilterra, ne gli Stati Uniti e in Francia, i maggiori tra i centri di ricerca oc cidentali sulle scienze naturali dopo la catastrofe tedesca. Ai massimi livelli erano numerosissimi gli scienziati di grande ri nomanza o in procinto di acquisirla che erano comunisti, sim patizzanti o strettamente legati alla sinistra radicale. Nella so la Inghilterra c ’ erano tra questi almeno cinque futuri premi Nobel. A un livello meno elevato, il radicalismo degli scien ziati di Cambridge, di gran lunga il centro scientifico più im portante d ’ Inghilterra, era proverbiale. Il Gruppo contro la guerra degli scienziati di Cambridge ebbe ottanta membri fra i ricercatori, una categoria a quei tempi assai ristretta. E se gli attivisti erano in minoranza, la maggioranza simpatizzava al meno passivamente per la sinistra. E stato calcolato che, nel 1936, dei duecento migliori scienziati inglesi al di sotto dei quarantanni, quindici erano iscritti al partito comunista o erano compagni di strada, cinquanta operavano attivamente a sinistra, cento simpatizzavano per la sinistra e gli altri si man tenevano neutrali, con forse cinque o sei appartenenti alle ali eccentriche della destra. Era naturale per gli scienziati essere antifascisti, dopo l ’ espulsione e l ’ emigrazione in massa dei lo ro colleghi dai paesi fascisti; meno naturale, invece, era che fossero attratti dal marxismo, data la difficoltà di riconciliare gran parte della scienza del nostro secolo con i modelli otto
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