Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
gli ultimi decenni — la «crisi della fisica», di cui scriveva Caudwell, o i problemi creati dalla genetica alla teoria evolu zionistica darwiniana, individuati e affrontati da J. B. S. Hal- dane, o anche in termini più generali — il materialismo dialet tico esercitava il suo ascendente a tre livelli. Anzitutto preten deva di unire e integrare tutti i campi del sapere, contrastan done quindi la frammentazione. Non a caso, viene fatto di pensare, i più prestigiosi scienziati marxisti, come Haldane, J. D. Bernal o Joseph Needham, avevano una gamma di cono scenze e di interessi tanto enciclopedica. Il materialismo dia lettico sosteneva inoltre fermamente l ’ idea di un unico univer so oggettivamente esistente e razionalmente conoscibile, con trapponendolo a quella di un universo indeterminato, incono scibile, all ’ agnosticismo filosofico, al positivismo e ai giochi matematici. In questo senso i marxisti erano dalla parte del «materialismo» contro l ’ «idealismo», ed erano disposti a sor volare sulle debolezze filosofiche o di altra natura di opere scritte a suo sostegno, come l ’ Empiriocriticismo di Lenin. In secondo luogo il marxismo aveva sempre guardato con occhio critico al materialismo meccanico e deterministico che stava alla base della scienza ottocentesca, e si proponeva quin di in alternativa ad esso. I suoi fondamenti scientifici, anzi, erano stati non galileiani e non newtoniani, e lo stesso Engels conservò per tutta la vita una simpatia per la filosofia della natura tedesca, alla quale erano stati in generale educati gli studenti tedeschi ai tempi della sua giovinezza. Le sue simpa tie andavano a Keplero piuttosto che a Galileo. E possibile che questo aspetto della tradizione marxista abbia attratto scienziati che per il loro campo d ’ azione — la biologia — o per la loro formazione intellettuale erano indotti a valutare come particolarmente inadeguati i modelli meccanico-riduzio nisti di una scienza il cui maggior trionfo era stata la fisica, nonché il metodo analitico che portava a isolare l ’ oggetto di esperimento dal suo contesto. Ciò che interessava a studiosi come J. Needham o C. H. Waddington erano gli insiemi, non le parti, la teoria dei sistemi generali — un ’ espressione non ancora molto diffusa — che integrano, in una realtà vivente, fenomeni che il metodo scientifico convenzionale separava: ad esempio (per usare un ’ immagine di Needham, assai pertinente negli anni della lotta antifascista) le «città bombardate eppure funzionanti». In terzo luogo sembrava che il materialismo dialettico for nisse una soluzione alle incoerenze della scienza, in quanto il suo approccio presupponeva di per sé il concetto di contraddi zione. («Le scoperte di diversi ricercatori sembrano in aperta contraddizione fra loro: qui appunto è essenziale un approc cio dialettico», affermava J. B. S. Haldane). Nel marxismo gli scienziati trovavano, dunque, non un modo migliore per formulare ipotesi in termini falsificabili, e nemmeno un ’ ottica euristicamente fertile per lo studio dei 1 C. C audwell , Thè crisis in phy sics, London 1939, p. 60.
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