Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
finire il movimento plurale del reale che produce effettivamen te lutto nel Trauerspiel, impedendo la conquista del sempreu- guale promesso da una vera pace. La decisione sovrana può realizzare solo accordi temporanei, compromessi, che si con fondono nella disarmonia di un mondo opaco, investito da forze imprevedibili, oscure. Questo spazio della vita creatura- le, delle cose «apparentemente» morte o in via di dissoluzio ne, si rappresenta nella «corte sovrana» del Trauerspiel: in questa prospettiva il piano dello stato creaturale è una vera e propria «rappresentazione luttuosa» del potere. La corte co me luogo della decisione è la messa in scena della vanità dell ’ agire in una situazione storica che appare al sovrano — e a colui che in esso si ri-presenta — come priva di valore, di si gnificato. L ’ impotenza della decisione, la mancata trasforma zione della conflittualità in con-senso, provoca lutto: «Il lutto è la mentalità nel cui ambito il sentimento rianima il mondo svuotato nella forma di una maschera per attingere un enig matico compiacimento alla sua vista. Ogni sentimento è lega to ad un oggetto a priori, e la sua rappresentazione è la sua fe nomenologia» (DB, p. 142). L ’ impossibilità di afferrare qualcosa che si rivela imprendi bile, di riconoscere il profilo della «vera eccezione» anche at traverso l ’ eccezionaiità di un intervento volto a svuotare il mondo, a cristallizzarlo nei segni della propria pre-potenza, è alla base della produzione del Trauerspiel come «paesaggio- testo» funebre e funesto: la rappresentazione è la realtà che si dischiude allo «sguardo profondo» di colui che è triste, alla «profondità triste» di un sovrano inesorabilmente coinvolto nella comunità della vita creaturale. L ’ ineffettualità della deci sione costituisce quella «radice soggettiva» che colora melan- conicamente le immagini del Trauerspiel, la cronaca di una vi cenda mondana caratterizzata dall ’ eterno ritorno del sempreu- guale. Nel dramma barocco come «storia-natura», la figura del sovrano, enigmatica e centrale, rappresenta l ’ incarnazione della melanconia in un mondo sconvolto, lacerato. La stessa indecisione del re di fronte all ’ irriducibilità dell ’ emergenza si trasforma quindi — nella consapevolezza della propria fragili tà — in una sorta di «appassionata contemplazione», che cer ca disperatamente di elevarsi al di sopra dell ’ « intreccio satani co» della storia, del conflitto. Ma questa contemplazione, ri sultato di una dolorosa e perdurante impotenza, non può ap punto che predisporre allo sradicamento, alla melanconia, tanto che Benjamin afferma: «Il principe costituisce il paradig ma del melanconico» (DB, p. 146). La figura del sovrano non può però essere appiattita a li vello di mera proiezione; il dispiegarsi della sua espressione la scia ormai infatti intravedere un ’ altra figura, un soggetto che si riconosce nel principe: lo scrittore barocco, VAllegoriker co me Melancholiker. Anzi, quest ’ ultimo è il nuovo oggetto dell ’ analisi benjaminiana che nel suo spiazzarsi richiede una nuova esposizione del «grado estremo» dell ’ essere triste, entro il quale «anche la cosa più intima, poiché vien meno la rela zione naturale e creativa con essa, si presenta come la cifra di una enigmatica saggezza» (Ibidem, p. 144). Lo sguardo del melanconico è tanacemente rivolto all ’ ambito creaturale, a quel «profondo» che i suoi occhi scrutano nella continua ri cerca di tesori nascosti. Benjamin utilizza nella sua esposizio
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