Problemi della transizione 1981
W. Benjamin
ne della melanconia come tonalità particolare della soggettivi tà barocca la suggestiva lettura della Melancholia dureriana di'* E. Panofsky e F. Saxl 20 , estraendone l ’ analisi della corrispon denza tra la melanconia e la figura astrologica di Saturno, che gli permette di ricondurre la fenomenologia del melanconico sotto la «polarità immanente» deH ’ immagine di Crono, il «Dio degli estremi» che genera e divora i propri figli e, per al tro verso, è condannato ad una eterna sterilità. Questa polari tà immanente nel concetto di Crono costituisce anche la spie gazione ultima del particolare dualismo deH ’ immagine di Sa turno, il «demone delle contrapposizioni»: «Saturno genera in virtù della sua qualità, in quanto pianeta grave, freddo, asciutto, degli uomini completamente materiali, adatti soltan to al duro lavoro dei campi — ma come in virtù della sua po sizione, in quanto è il più alto dei pianeti, genera invece quelli estremamente spirituali, i «religiosi contemplativi incuranti della vita terrena» (DB, p. 155). La dialettica di Saturno, signore dell ’ antitesi, illumina i tratti antitetici della melanconia: lo sguardo di quest ’ ultima è uno sguardo saturnino che individua il rapporto dell ’ inerzia e dell ’ opacità con la forma dell ’ intelligenza e della contempla zione. Benjamin coglie nell ’ ambivalenza della melanconia un processo di sottrazione della pluralità del reale teso al ritrova mento della perduta unità, del suo «profondo significato»; di fronte ad un mondo non conciliato, abbandonato da Dio, l ’ Allegoriker cerca infatti di rimuovere il tragico e terribile senso del moderno attraverso una riduzione violenta delle emergenze conflittuali a macerie, frammenti. Il suo gioco — il divertissment dell ’ Allegoriker — consiste nella combinazione di significanti, in una ricerca volta alla cattura di ciò che può celarsi nel «labirinto di apparenze» sempre di nuovo (rico struito: «Se sotto lo sguardo della melanconia l ’ oggetto diven ta allegorico, se da esso la vita può defluire, se rimane lì come un oggetto morto ma garantito per l ’ eternità, per l ’ allegorico esso è lì, consegnato alla sua discrezione. Il che vuol dire che a partire da questo momento esso è per sempre incapace di irra diare un significato, un senso; come significato gli compete ciò che l ’ allegorico gli assegna. Questi glielo pone dentro e più in profondo: lo stato di cose non è, qui, psicologico, bensì on tologico. In mano sua la cosa diventa un ’ altra, e così parla di qualcosa d ’ altro, che diventa per lui la chiave al regno di un nascosto sapere, di cui egli lo considera emblema. E questo che costituisce il carattere scritturale dell ’ allegoria. Essa è uno schema, e in quanto è questo schema è anche oggetto del sa
Walter Benjamin im Kontext cit., pp. 240-246.
20 L ’ interesse per il circolo di A. Warburg e per il «fondamentale li bro» di P anofsky -S axl , Diìrers Me lancholia, I, Berlin-Leipzig 1923 (Studi della Biblioteca Warburg) è nelle sue alterne vicende ampiamente documentato nei Briefe benjaminia- ni. Cfr. B enjamin , Lettere 1913- 1940 cit., pp. 108, 161. Cfr. anche su Benjamin und die Warburg-Schu- le le importanti pagine di W. K emp , Fernbilder. Benjamin und die Kun- stwissenschaft, in AA.VV., «Links batte noch alles sich zu entràtseln. .. »
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