Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
blocco interclassista che de Gaulle era riuscito a formare at torno al proprio carisma, che Pompidou aveva preservato e Giscard d ’ Estaing allargato — grande, media e piccola bor ghesia, frange importanti del mondo salariato attirate dal po pulismo e dal nazional-giacobinismo golliani — non resiste alla prova della crisi economica, in esso appaiono larghe cre pe nelle quali Chirac introduce forti cunei critici per ridar vi gore alla mitologia gollista in declino e ritrovare personal mente la «leadership» delle forze conservatrici. Al tempo stesso, se si rivela giusta l ’ ipotesi giscardiana della spaccatura dell ’ Unione della sinistra, sfuma la speranza di un prevalere nel partito socialista della corrente socialde mocratica sicché Giscard d ’ Estaing arriva alla battaglia presi denziale senza essere riuscito a cambiare di maggioranza e dovendo combattere non soltanto Mitterand ma anche Chi rac, cioè il leader del settore gollista della propria maggio ranza ormai in frantumi. È dunque — al di là della rivalità tra persone e correnti politiche — il modello stesso di «socie tà liberale avanzata» (un eufemismo guardiano per definire il proprio neoconservatismo) che entra in crisi e perde credi bilità alla fine del settennio che era stato inaugurato nel 1974 da Giscard d ’ Estaing come «un ’ era nuova per la Fran cia». Sulla sponda opposta, dove tre anni di polemiche tra so cialisti e comunisti, e l ’ assalto al potere mitterandiano dato da Rocard nel 1979 al Congresso socialista di Metz, sembra no favorire i disegni di «raddoppio» giscardiani, si concretiz za un altro fenomeno che, a nostro avviso, costituisce la se conda ragione di fondo della sconfitta di Giscard d ’ Estaing e della sorprendente vittoria di Mitterand: il declino, relativo ma sensibile, dell ’ influenza del partito comunista e del sinda cato CGT, rimasto in bilico tra la tradizionale funzione di «cinghia di trasmissione» e l ’ esigenza di una più grande auto nomia del sindacato rispetto al partito o ai partiti. Questo declino, che oggettivamente indebolisce tutta la sinistra, ha il potere di smussare quell ’ anticomunismo da «guerra fredda» che in Francia aveva resistito alla distensione degli anni set tanta e favorisce la crescita del nuovo partito socialista nato nel 1971 ad Epinay dopo la disfatta subita dal candidato della SFIO Gaston Defferre alle presidenziali del 1969. Non è questa la sede, evidentemente, per approfondire la dinamica interna della sinistra francese, che ha i suoi aspetti specifici relativi alla specificità dei partiti che la compongo no, e che non si può ridurre alla semplicistica e comoda tesi enunciata nel 1980 a Lisbona da Felipe Gonzales, secondo cui è la presenza stessa dei partiti comunisti in Spagna, in Portogallo, in Italia e in Francia ad impedire la presa del po tere da parte delle socialdemocrazie: tesi del resto totalmente opposta a quella di Mitterand che nel 1976 proponeva ai partiti socialisti di questi paesi una strategia unitaria come sola possibilità per la sinistra di conquistare il potere. Il pro blema è vastissimo e concerne tutta quell ’ area politica generi camente e approssimativamente definita «eurosinistra» che rappresenta una possibilità potenziale di uscita «a sinistra» dalla crisi, ma necessariamente attraverso la ricomposizione e non l ’ ulteriore e definitiva divisione del movimento operaio europeo.
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