Problemi della transizione 1981
La vittoria di Mitterand
Comunque, per restare alla Francia, è certo che il PCF, a partire dall ’ autunno del 1977, cioè dalla rottura dell ’ Unione della sinistra, si logora anziché rafforzarsi conducendo una lotta frontale contro il partito socialista di Mitterand in base ad una analisi della situazione interna ed internazionale che parte dalla crisi del capitalismo, e delle socialdemocrazie le gate ai suoi modi di produzione, per riprendere la tematica dello scontro «classe contro classe» e della «unità alla base», senza cogliere almeno due fatti che caratterizzano la situazio ne francese: a) che vi sono dei paesi che resistono meglio di altri alla crisi e la Francia è tra questi nonostante il suo mi lione e seicentomila disoccupati (e qui ci sembra di poter co gliere una insufficiente analisi dei mutamenti intervenuti nella società francese, del peso e della collocazione della classe operaia e delle nuove categorie sociali emergenti e «centrali», dei nuovi e complessi intrecci tra situazioni nazionali e inter nazionali); b) che il partito socialista francese, nella sua spe cificità rispetto alle socialdemocrazie europee, restando fedele alla strategia unitaria anche dopo la rottura dell ’ Unione, al larga poco a poco la propria base consensuale mordendo nel le zone di tradizionale influenza comunista dove l ’ aspirazione all ’ unità è rimasta vivissima grazie all ’ esperienza «globalmen te positiva» dell ’ Unione tra il 1972 e il 1975 che tra l ’ altro ha permesso ai comunisti di conquistare centinaia di posizio ni nelle amministrazioni locali e municipi di prima grandezza come St. Etienne. La verifica di questo declino diventa possibile dopo il pri mo turno delle presidenziali, il 26 aprile: il PCF perde a van taggio del PS più del 4% del proprio elettorato scendendo ad un 15,5% che è la sua percentuale più bassa nel dopoguerra. A partire di qui, e prima di affrontare il secondo turno deci sivo, Giscard d ’ Estaing ha già perfettamente coscienza che la minaccia del «collettivismo marxista», di cui aveva larga mente abusato assieme a Chirac nel corso della campagna elettorale, non può più inquietare l ’ opinione moderata. Ma è troppo tardi per mutare orientamento. Non c ’ è dubbio che nel travaso di voti avvenuto in seno alla sinistra a vantaggio del PS vi siano stati, come ha rileva to la direzione del PCF, dei motivi legati al sistema elettorale e che certe frange dell ’ elettorato comunista più cosciente ab biano preferito fin dal primo turno esprimere un «voto utile» in favore del candidato di sinistra che aveva maggiori possi bilità di sconfiggere Giscard d ’ Estaing. Ma ciò non può ba stare a spiegare la totalità del travaso. Al secondo turno ha poi agito, a vantaggio di Mitterand, da una parte l ’ adesione del PCF alla sua elezione «per la vittoria del cambiamento» e lo slancio unitario dell ’ elettorato del PCF e dall ’ altra la con vinzione di quella parte dell ’ elettorato centrista favorevole al «cambiamento» che anche un Mitterand fedele ai propri im pegni unitari non era più condizionato dal PCF e poteva dunque avviare un «cambiamento moderato», auspicato ed ora accettabile.
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