Problemi della transizione 1981

Elettronica e trasformazione

Su questo spinoso argomento, affrontato nella sua globali tà, è da Pollock in poi che fra gli esperti esistono «ottimisti» e «pessimisti»; in realtà accanto allo sviluppo delle forze pro duttive è opportuno tener conto delle variazioni che avvengo no nei rapporti sociali, nell ’ organizzazione del lavoro e nello stesso modo di vivere. Una prima considerazione da farsi è questa: bisogna essere assolutamente precisi nel riportare dati «storici» riferiti ad un determinato comparto. Per quanto poi riguarda le proiezioni è opportuno ricorda re che sono sempre strettamente correlate alla situazione eco- nomico-sociale del paese in cui sono state fatte, e comunque finora si sono formulate previsioni meccaniche basate sul rap porto di causa ed effetto, tentando raramente una stima glo bale sull ’ andamento dell ’ insieme di tutte le attività econo miche. Infine merita anche fare la seguente riflessione: le innova zioni che permettono di risparmiare lavoro non hanno neces sariamente influenze negative sui livelli occupazionali, poiché la conseguenza del mutamento tecnologico nell ’ occupazione dipende sia dall ’ effetto della produttività del lavoro, sia dal l ’ effetto sul livello di produzione. Pertanto la «disoccupazione tecnologica» può essere definita come un fenomeno connesso al più rapido aumento della produttività rispetto a quello del la produzione totale. Per quanto riguarda la produttività complessiva dei sistemi economici moderni merita fare due considerazioni fra loro in timamente correlate. In primo luogo dobbiamo constatare che nell ’ ultimo decennio si è accentuata la tendenza ad un sempre maggior sviluppo del settore terziario dell ’ economia rispetto agli altri due; l ’ evoluzione del terziario (distribuzione, servizi, commercio, P.A.) ha raggiunto livelli tali che negli USA ed in altri paesi altamente industrializzati già assorbe oltre la metà di tutti i lavoratori dipendenti. Più precisamente negli USA tra il 1950 e il 1980 la percentuale di lavoratori addetti all ’ indu stria è scesa dal 65% al 30%, ma contemporaneamente il nu mero di persone che lavorano nel campo dell ’ «information» (che viene considerato il quarto settore delle attività economi che) è passato dal 17% al 55%, e se aggiungiamo al comparto dell ’ informatica quello più generale dei servizi si arriva al 65%. Tutti questi lavoratori si collocano sicuramente fra i «colletti bianchi», e quindi da più parti si cominciano a quan tificare i margini di produttività da poter ricuperare nel lavoro di ufficio; non a caso i francesi, col solito tempismo letterario- tecnologico, hanno coniato il termine «burotica»* (e addirit tura «teleburotica»), per riferirsi alle possibilità offerte dalla «office automation») cioè dall ’ introduzione delle tecnologie elettroniche all ’ interno del lavoro di ufficio. Sempre in riferimento alla produttività complessiva, in se condo luogo va rilevato che nello svolgimento dei processi in 4 Burotica e Office automation - An che la parola burotica è un francesi smo, equivalente al termine america no office automation, che compren de tutte le apparecchiature utili al realizzare una più efficiente gestione dei documenti e consente di immagi nare un futuro ufficio «senza carte», in cui sia realizzata l ’ integrazione dei terminali tradizionali (telefono, mac china da scrivere, copiatrice, etc.) con i prossimi sistemi di telematica. trattamento dei testi, delle parole e delle immagini. La burotica tende a

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