Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ria; in Europa ha suscitato tante discussioni l ’ acquisto della casa editoriale Hachette da parte della Matra, ma da anni in USA le maggiori banche — Chase Manhattan Bank, Chemical Bank, Banca Morgan — sono di fatto proprietarie delle gran di corporations dell ’ elettronica — ATT, ITT, IBM, RCA, etc. — e controllano anche le tre reti di radiotelediffusione, CBS, NBC, ABC, come ci ricorda A. Mattelart (vedi: A. Mattelart «Multinazionali e comunicazioni di massa» - Editori Riuniti Roma - 1977). Mentre in USA c ’ è la supremazia delle multinazionali e si fa sempre più strada il concetto della «deregulation» in ogni campo del mercato e dei servizi, e in alcuni stati europei come la Francia c ’ è una forte presenza del governo e della P.A. nella guida strategica del settore, in Italia purtroppo si rischia di avere il vuoto per tutto quel che riguarda l ’ intervento politico in questi problemi e la regolamentazione fra pubblico e pri vato. L ’ impatto dell ’ elettronica con la società è tanto forte che anche un paese come il Giappone prima di fare determinate scelte ha pensato bene di studiare le future conseguenze so ciali. Nel 1972 il governo giapponese promosse uno studio (ve di: U. Pellegrini «L ’ informatica distribuita» - Franco Angeli - Milano 1979, riportato anche nel «Rapporto sulla microelet tronica nazionale» FAST Milano - settembre 1980) per defini re un piano volto a specializzare le strutture del paese verso una informatizzazione della società. In questa analisi venivano comparati con precise valutazioni quantificate gli effetti posi tivi e negativi, per l ’ individuo e per la società, dei quattro mo delli di sviluppo presi in considerazione: industriale, sociale, edonistico ed informazionale. Anche se è ovviamente assai discutibile (e diremmo anche lontana dalla nostra concezione di vita) la possibilità di quan tificare simili problematiche, può essere interessante esamina re brevemente i risultati del modello, almeno dal punto di vi sta qualitativo. Secondo la schematizzazione prima accennata, l ’ opzione di continuare la spontanea crescita «industriale» non si poteva perseguire senza accrescere inquinamento, congestione ed in flazione, e per di più essa avrebbe potuto scatenare terribili conflitti sociali. L ’ opzione «sociale» conduceva ad inflazione per finanziare la crescita dei servizi collettivi (sanità, istruzione, case, assicu razioni), ma presentava un risultato globale nettamente posi tivo. La cosiddetta opzione «edonistica», in cui si sarebbe inve stito soprattutto nelle attività del tempo libero (turismo, viag gi, spettacoli), anche se portava ad un bilancio totale positivo, avrebbe peggiorato la congestione e la degradazione globale dell ’ ambiente. Infine l ’ opzione «informazionale» — che di fatto è stata quella prescelta e portata avanti dal Giappone — puntava a sviluppare soprattutto le attività della conoscenza (istruzione, ricerca, telematica, servizi di comunicazione, radio-TV, docu mentazione) e riusciva a guadagnare su tutte le altre opzioni. La considerazione finale di quello studio giapponese era

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