Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

vrebbero disporre di elementi di valutazione critici ed aggior nati sufficienti a garantire l ’ organizzazione ottimale del setto re. Eppure sappiamo tutti che non è così: vi è non solo un uso eccessivo, ma addirittura uno spreco di medicinali; e spesso un prodotto nuovo rimpiazza il vecchio, non in virtù della sua qualità, ma del maggior prezzo (Drug treatment and Prevention in Cerebrovascular Disorders, Ed. G. Tognoni e S. Garattini, Elsevier, 1979). Un campo di battaglia molto battuto è per esempio quel lo degli antibiotici, per i quali disponiamo di una miriade di prodotti identici o analoghi (ad esempio oltre 100 confezioni di cefalosporine) largamente ingiustificati. Un altro settore in espansione, e che possiamo assumere ad esempio di quanto detto sopra, è quello dei farmaci per gli anziani, e, fra que sti, dei farmaci usati per prevenire o curare l ’ arteriosclerosi e le sue conseguenze. Che si tratti di malattie frequenti, lo sap piamo tutti: l ’ infarto del miocardio è la prima causa di mor te, seguita dai tumori, ma i killer n° 3 sono le malattie circo latorie del cervello. Anche le arteriopatie degli arti possono essere altrettanto invalidanti delle paralisi. Senza voler fare qui una noiosa elencazione di numeri e di costi dirò solo che negli Stati Uniti, con una popolazione di quattro volte supe riore quella dell ’ Italia, la spesa sanitaria (costi diretti e indi retti) per le sole malattie cerebrovascolari è stata nel 1976 di 6.000 miliardi di lire: rapportato ai costi minori del nostro paese, possiamo giudicare accettabile una stima di 1.000 mi liardi nel 1976, ovviamente cresciuta negli anni successivi. Il costo, in questo caso, è anche una misura della soffe renza: ma il mercato dei farmaci per la circolazione arteriosa del sangue, e in particolare dei farmaci per l ’ invecchiamento cerebrale — considerato erroneamente sinonimo di arterio sclerosi, anche nel linguaggio comune — è esteso anche per altre due ragioni, entrambe scientificamente infondate e no toriamente false. La prima ragione è che ogni segno di cedi mento di funzioni cerebrali è attribuito alla arterioclerosi, mentre non è così: solo 1/3 dei casi di deterioramento intel lettuale dell ’ anziano ha una possibile causa circolatoria. La seconda ragione è che si ritiene che i farmaci che portano l ’ indicazione «per l ’ arteriosclerosi cerebrale e le sue conse guenze» abbiano realmente una qualche azione clinica effica ce, quando questa, nella maggioranza dei casi, non è affatto provata o è minima. Pensiamo però cosa vuol dire mantenere queste false opi nioni: alla metà degli anni ’ 70, il 15% della popolazione ave va 65 anni od oltre, ed almeno il 40% di questa — cioè il 6% di tutta la popolazione — presentava qualcuno dei di sturbi che la credenza comune attribuisce ad arteriosclerosi cerebrale: questo errore è interessato ed allettante per il mer cato e viene alimentato in modo continuo da simposi, cam pagne e, a volte dalle contese anche aspre tra «esperti». È interessante analizzare brevemente come questo errore abbia fatto tanta presa. Innanzitutto, c ’ è una motivazione positiva, ed è che la farmacologia clinica vanta proprio in questo campo uno dei suoi maggiori successi curativi e pre ventivi, con il controllo dell ’ ipertensione arteriosa, che è una

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