Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

bili in confezioni diverse (sciroppo, compresse, iniezioni ecc.): infatti per 7.553 medicinali, al 31/12/79 vi sono in commercio 13.800 confezioni. Su queste, è abbastanza alto il numero dei farmaci semplici o monocomposti, 56%, contro una percentuale più bassa (38%) a fronte di un numero assai più alto di confezioni (27.900) nel 1970. Nell ’ arco di nove anni vi è stata quindi una riduzione del 30% del numero complessivo di specialità in commercio, e una riduzione mag giore del numero di confezioni e specialmente delle associa zioni, ma questo segnale positivo di per sé non risolve il pro blema, se mai indica il modo assurdo di gestione precedente senza controlli e, implicitamente, l ’ utilità dei controlli stessi. Anche facendo la tara sul fatto che molte specialità han no solo confezioni diverse, o sono doppioni, o associazioni, e che perciò non incidono molto sui consumi, resta una do manda aperta: o le popolazioni norvegese e inglese, private di diverse migliaia di farmaci disponibili altrove, sono male curate e in pessima salute, o, al contrario, la Germania Occi dentale dovrebbe avere i cimiteri pieni di vittime dei troppi farmaci. Nessuna delle due cose è vera, probabilmente la realtà è più equilibrata di quanto facciano apparire queste ci fre, tuttavia è certo che la «cultura del farmaco» della quale gli stessi medici sono ancora oggetto oltre che protagonisti, può influenzare non solo i cesti, ma anche la qualità delle prestazioni. Ci sono dunque un problema culturale e uno organizzati vo, strettamente interdipendenti. Per poter capire meglio in che direzione muoversi, cerchiamo innanzitutto di analizzare come la organizzazione del sistema sanitario abbia una in fluenza diretta sulla entità e sulla ripartizione della spesa. Una delle più importanti riviste mediche degli Stati Uniti, il New England Journal of Medicine, riportava nel fascicolo del 6 settembre 1979 una breve analisi di costi comparativi negli Stati Uniti e nel Canada. Si tratta di paesi a sviluppo economico paragonabile: eppure i costi di malattia sono as sai più alti nel primo che nel secondo. Il Dr. Robbins dice in proposito in una lettera all ’ editore: «i miei pazienti canadesi, per la medesima malattia, stanno in ospedale circa la metà dei giorni rispetto ai pazienti americani; non solo, ma, per la medesima malattia il numero dei pazienti americani ricovera ti è anch ’ esso raddoppiato negli Stati Uniti rispetto al Cana da, dove prevalgono le cure domiciliari». Ciò è dovuto innanzitutto ad una prevalente scelta chi rurgica nella zona degli Stati Uniti alla quale si riferisce que sta esperienza, zona vicina al confine canadese oltre il quale esercita il Dr. Robbins: certi tipi di interventi non sempre obbligati come l ’ asportazione di tonsille, operazioni per so spette ernie del disco, di chirurgia vascolare o isterectomie (operazioni all ’ utero) vengono fatte con più facilità e più pre sto negli Stati Uniti, concedendo poche chances al trattamen to conservativo con farmaci o ad altre terapie. Anche le ope razioni agli occhi per cataratta tendono ad essere precoci, spesso prima che il paziente abbia seri disturbi alla vista. Al contrario, in Canada il malato viene curato di più a domicilio o viene ricoverato solo per brevi periodi, subisce meno interventi chirurgici e riceve, invece, più farmaci.

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