Problemi della transizione 1981

Farmaci e cultura sanitaria

Ebbene, conclude il dr. Robbins, «mi pare che la mia po polazione di pazienti canadesi goda complessivamente della stessa salute di quella americana, malgrado il costo minore e il tipo diverso di terapie». In questo esempio, il farmaco è «buono» rispetto ad altre scelte. Si tratta dunque, di differenze che non sono legate a una diversità di sistemi sociali, ma a fattori più complessi che an drebbero analizzati al di fuori degli schematismi con i quali ci avviciniamo di solito a questi problemi: e potremmo ca varcela rifacendone un problema di cultura e preparazione, ma ciò sarebbe limitativo. Ci sono infatti alcuni elementi che appaiono significativi: il sistema sanitario canadese incorag gia il medico curante a seguire i propri pazienti sia a casa che in ospedale, ma paga al medico onorari molto più alti per le visite a casa rispetto a quando il paziente è ricoverato. Al contrario, le tariffe rimborsate negli Stati Uniti per piccoli interventi e per l ’ assistenza al paziente ricoverato sono molto superiori. Questa analisi è certamente troppo semplificata, e i dati in questione non costituiscono una valutazione completa: essi trascurano anche una serie di elementi culturali che esistono autonomamente, con una dipendenza non così diretta dalle determinanti socio-economiche. Tuttavia ci sembra che il da to segnali giustamente il ruolo di questo fattore nel determi nare, fra gli altri, il tipo della prestazione, se non la sua qua lità. Nella programmazione che — esplicita o meno — esiste di fatto nel campo della salute, vorremmo poter contare al meno su due fattori di correzione che sembrano realistici. Il primo obiettivo è una offerta corretta da parte delle strutture pubbliche, anche con i prontuari terapeutici per quanto ri guarda i farmaci. Il secondo dato dovrebbe derivare da una fondata fiducia in un personale sanitario preparato e capace di un giudizio autonomo. Questa non deve sembrare una ge nerica prescrizione, perché inevitabilmente la salute, e la ma lattia, saranno sempre esposte a spinte promozionali che fan no leva sul forte elemento irrazionale ed emotivo che accom pagna questa categoria della nostra esistenza. Ed è solo in troducendovi elementi di razionalità e di cultura che possia mo ottenere una migliore ridistribuzione delle risorse dispo nibili. Rendere operativa questa impostazione non è però certo facile, perché da più parti prevale una spinta opposta a man tenere elevata la credibilità dei rimedi, anche quando con un esame critico è facile dimostrarne l ’ inconsistenza. Intendiamoci, questo discorso non è specificamente rivol to ai farmaci, che rappresentano in molti casi, come è noto, un enorme progresso, rispetto alla medicina empirica di po che decine di anni fa. I rimedi dell ’ era pre-farmacologica e quelli delle medicine alternative, erano e sono spesso assai peggiori ed irrazionali: da questo punto di vista il farmaco va visto come «un reale passo in avanti nella battaglia contro la sofferenza e le malattie» (Del Favero: Il problema dei far maci, 1977). Né questo discorso è rivolto solo ai produttori, e agli operatori sanitari: il bisogno di salute o di benessere, che produce richieste spesso male orientate di rimedi, non è

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