Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

solo un bisogno indotto, ma attualmente è un dato reale, e una certa risposta «consolatoria» è comunque utile in molto casi. Né, infine, l ’ uso eccessivo di farmaci è caratteristico so lo dei paei ad economia di mercato, e indice di una loro esclusiva degenerazione consumistica: infatti i farmaci «inuti li» trovano, sorprendentemente, una diffusione anche mag giore nei paesi industrializzati dell ’ Europa Orientale (Fieschi e Martini «Saper Prescrivere» ESAM 1980). Tuttavia, anche volendo dire tutto il bene possibile del nostro sistema di libe ra competizione nel mercato e di larga disponibilità a basso costo (per il privato), è fin troppo ovvio come ne possano derivare eccessi. Di questi eccessi e dei danni che ne possono derivare, dobbiamo essere più consapevoli analizzando anche situazioni come quelle che seguono. Citeremo prima di tutto gli atti del simposio «Drug Treatment and Prevention in Cerebrovascular Disorders» (cit.), che si poneva lo scopo dichiarato di «favorire una mi gliore educazione del medico basata su fatti documentati piuttosto che su mode o su pressioni di mercato», e di indivi duare gli usi e gli abusi dei farmaci. Questo simposio, pro mosso da un gruppo di farmacologi responsabili della consu lenza per alcuni prontuari regionali dei farmaci per uso ospe daliero, è stato duramente boicottato dalla Farmindustria, cioè dall ’ associazione delle industrie farmaceutiche. Non può essere estraneo a questa decisione il fatto che i prontuari del la Lombardia, dell ’ Emilia Romagna e deH ’ Umbria, che si val gono di tale consulenza, ammettano fino ad ora 2 soli far maci «cerebrovascolari» alla prescrizione ospedaliera, imitati dal Lazio con 4 farmaci, contro i 10-12 o più della Toscana, del Piemonte, del Trentino, del Veneto, delle Marche che si sono avvalse di altri pareri tecnici (le regioni meridionali so no finora in ritardo). Un secondo esempio viene da un ’ altra esperienza perso nale. Nel 1970 esisteva, come noto canale promozionale di farmaci fra la classe medica, la Settimana Medica di Monte- catini (oggi esiste ancora, ma ha cambiato gestione e, almeno parzialmente, indirizzo). Invitato a tenervi una lezione, parlai della regolazione della circolazione arteriosa cerebrale senza nominare farmaci. Di ritorno nella mia città — che era allo ra Siena — , cominciai a ricevere lettere di pazienti che chie devano appuntamenti o mi domandavano informazioni su un trattamento nuovo, basato su un certo farmaco «particolar mente attivo». Dalle lettere, che ho conservato, appresi che la notizia di quel farmaco era stata riportata da due quoti diani (la Nazione e II Tempo), ed attribuita alla mia lezione. Su uno dei due giornali il titolo dell ’ articolo, su più colonne, era «Con la pianta di Mao si ritorna giovani»: era l ’ anno della nuotata di Mao nello Yang-Tze, ed il farmaco aveva un nome esotico. Poiché la notizia era falsa, inviai una smentita «a mezzo stampa», ricevendo subito dopo — e prima della sua pubbli cazione — pressioni dall ’ autore della notizia di agenzia e re sponsabile degli articoli in questione. Gli argomenti usati fu rono i più vari e curiosi: dalla minimizzazione della notizia, imputata ad un banale errore, alla considerazione che forse ne poteva derivare anche a me un vantaggio professionale,

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