Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
duzioni si sono moltiplicate. Anno 1980: escono questi tre lavori (Desi deri, Pullega, Schiavoni) interamente a lui de dicati, oltre all ’ antologia di Rella pubblicata in primavera; altri ancora vengono annuncia ti. Prima, parlando del luogo della lettura pensavo a quel «luogo enigmatico» di cui ci ha parlato Barthes, un luogo che dentro a Benjamin, diviene immediatamente questione inestricabile di spazio e di tempo; spazio labi rintico, costellazione carica di tensioni, Jetzt- zeit, rottura del continuum della storia. Que sti elementi presentano una loro originale ine- stricabilità perché non possono venire sondati quasi fossero semplice contenuto problemati co cui si è applicato un ingegnoso pensiero fi losofico, bensì sono la «custodia perfettamen te liscia» di una verità «tutt ’ altro che liscia», che trova nel linguaggio il suo Umweg (via in diretta) metodologico essenziale. Ed esigono quindi una complessa teoria dell ’ interpreta zione. Distanza e analogia reggono «l ’ orlo in sondabile» della peregrinazione critica e con trassegno ne sono le molte auto-citazioni; queste rompono nella scrittura di Benjamin ogni contesto che si installi sullo scorrere con tinuo del tempo, per costruire nuovi testi, tra me rinnovate di percorsi a figura che lo con ducono dai terreni dell ’ allegoria barocca a quelli impervi della lotta di classe, sempre concependo «in uno la dissoluzione del sog getto e la salvezza dell ’ uomo» (Adorno). Il coniugare l ’ ottica micrologica e l ’ ottica del tempo-ora gli permettono una presentazione prospettica dei suoi oggetti di indagine che lo sguardo mette a fuoco in verticale (stringendo a cerchio) e in orizzontale (tenendo in primo piano) centrandoli, ma in un centro che è spa- lancamento della rappresentazione e vertigine del soggetto. E il tempo della lettura è costan temente implicato proprio da questo tempo della scrittura. Per essere sfuggito a questo nodo Schiavoni si è ritrovato a scrivere un li bro pieno di notizie e di utili informazioni, puntuale per le traduzioni di passi ancora ine diti in Italia, bibliograficamente ricco (il più ricco), ma che sostanzialmente tradisce ogni solida indagine ermeneutica. Questo libro che vuole dire tutto di Benjamin, la vita e l ’ opera, il pensiero e la morte, non riesce a ritrovare l ’ idea capace di organizzare i materiali saltan do il cowftwwwra, non riesce a tradurre le sue quantità in una qualità problematica signifi cativa in grado di rapportarsi all ’ originalità e alla difficile evidenza dello stile di Benjamin.
Di tanti temi, nessun tema e Schiavoni tradi sce persino se stesso, le consapevoli parole della sua premessa: «... la pretesa di fissare il pensiero benjaminiano in formule o di adat tarlo fino a farne un testo confezionato com porterebbe il rischio di irrigidirlo in astrazioni tipologiche e di svilirlo a prodotto culturale presto riassorbibile dal mercato» (p. 14). Diversamente l ’ indice analitico che apre il testo di Desideri permette il rilievo immediato della densa e unificante trama della sua ipote si il cui asse principale era già emerso nei sag gi pubblicati su Nuova Corrente, Metapho- rein, Pace e guerra, Rinascita; e di quelle im portanti indicazioni questo libro mi sembra più compiuta e complessa risultante. Il pas saggio interno che porta dal breve paragrafo alla struttura compatta del singolo capitolo e quindi all ’ architettura complessiva segue così un ordine, una logica che non dimentica la molteplicità delle possibili suggestioni dei ma teriali (i loro conturbanti occhi di Medusa), ma si tiene saldamente al filo del suo ordito che passa continuamente dal metodo alla teo ria e dalla teoria al metodo, secondo sposta menti appena percettibili. Questi spostamenti sono Umwege, passaggi necessari perché co me finemente rileva Desideri, «dell ’ oggetto, della materia della nostra ricerca, non si dà Darstellung (rappresentazione) che non sia costruzione» (pp. 11-12). Ma costruzione è processo, modalità e risultato: questo intrec cio simultaneo sono le forme. E nelle forme Benjamin «incontra il problema del tempo» (p. 41). Già dentro quindi: e come rapportar si a questo dentro? Con decisione sono negati i meccanismi della Einfuhlung (entropatia) e quindi questo dentro stesso sarà la costruzio ne a partire da un margine («l ’ orlo colorato di una simultaneità cristallina»), da una distan za la cui chiave di traduzione filosofica è il linguaggio che incontra la Darstellung come problema. Ma già il lieve spostamento è attuato: il dentro è rilevato a partire dai movimenti tenico-critici che esplorano e costituiscono il tempo della rappresentazione e nella rappre sentazione, la sua forma, la sua scrittura che è la sua «differenza costitutiva». E di «tempo differenziale» parla Desideri (p. 133). Ma se è possibile parlare di processo, mo dalità, risultato come di una unità (costruzio ne) è allora evidente che questi movimenti tecnico-critici non possono essere considerati un apparato, una apparecchiatura strumenta le, ma sono essi stessi forma e tempo di que
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