Problemi della transizione 1981

«Benjamin, Benjamin»

della classicità dei suoi testi e quindi, in qual che modo, da un pregiudizio», mi pare che il lavoro di Pullega aderisca a quanto espresso dal secondo capoverso e operi, a partire da questo, un ribaltamento del primo. Il pregiu dizio relativo alla classicità di un testo diviene elemento assertorio di un apprezzamento va lutativo, proprio perché ogni commento (po litico) sente il bisogno di una sua Verità ed è per questo forse che Pullega trova più verità nei frammenti preparatori alle «Tesi» che non nel testo stesso pubblicato nel ’ 42, prospet tando come concretamente centrale l ’ ipotesi di una autocensura dell ’ intellettuale comuni sta e restringendo ostinatamente il tempo del testo. È per questo che viene scelta la forma del commento, per necessità, in primis, politi ca più che rigorosamente metodologica. È per questo ancora che l ’ interlocutore fondamenta le delle «Tesi» gli sembra Heidegger piuttosto che Marx. Ogni singola tesi è affrontata con centricamente secondo il meccanismo esplici to della chiosa e l ’ indice infatti enumera silen ziosamente uno di seguito all ’ altro i capover si di apertura del solo testo di Benjamin; l ’ uni tà è da ricercare altrove, l ’ insieme della sua in terpretazione va piuttosto discussa là dove è la parola politica a calcare autonomamente le scene. F abrizio D esideri , Walter Benjamin il tempo e le forme, Roma, Editori Riuniti, 1980. P aolo P ullega , Commento alle «Tesi di filoso fia della storia» di Walter Benjamin, Bologna, Cap pelli, 1980. G iulio S chiavoni , Walter Benjamin sopravvive re alla cultura, Palermo, Sellerio editore, 1980.

sta forma; creano spazio, quello spazio di cui sente l ’ urgenza «il carattere distruttivo» (e quelle pagine benjaminiane sono del 1931!), inducono a ricominciare da capo («costante- mente il pensiero riprende da capo, circostan zialmente ritorna alla cosa stessa»), conosco no il gesto del costruttore che per prima cosa fa piazza pulita, penetrano l ’ apparenza per mandarla in frantumi. È questo il nuovo che prende corpo anche dall ’ incontro con Brecht, nella consapevolezza del passaggio necessario dal «pensiero senza conseguenze» all ’ « eingrei- fendes Denken» (pensiero che interviene p. 237), e che fa emergere la complementarietà del pensiero linguistico e del pensiero dialet tico nella penetrazione di quel linguaggio ci frato che è la sovrastruttura come Aus-druck (espressione, p. 266). Condizione necessaria è per Benjamin che YErfahrung (come esperienza dell ’ ex-primere) sia costantemente contrapposta aWErlebnis (esperienza vissuta) e che sia posta all ’ ordine del giorno la urgente trasformazione di questi linguaggi molteplici (e delle loro tecniche). In questo senso le Thesen «sul concetto di sto ria» sono ultime solo in ordine di tempo (e di fatto nel lavoro di Desideri solo in ordine di esposizione) perché molto presto Benjamin ha cominciato a sconvolgere il rapporto teoretico e storico fra passato e presente così da poter parlare da (e di) un presente in bilico che gli fa tendere l ’ arco della sua Dialektik im Stili- stand (dialettica in stato di arresto). Ma su tutto ciò si potrà tornare ancora quando avre mo a disposizione gli innumerevoli frammenti preparatori del Passagemverk, lì potremo tro vare le tracce più consistenti di questo scon volgimento, ma già ora indubbiamente il per corso di Desideri si pone con precisione all ’ in terno di questa stratificazione e prende posi zione. Anche Pullega prende posizione e di questa posizione i sintomi evidentissimi sono immediatamente due: la scelta di aprire e chiudere la lettura sulle «Tesi» e la scelta del commento come registro di scrittura. Il testo risulta così complessivamente e fortemente curvato verso esiti politici (gli stessi che ne so no il presupposto) e che significano il prende re la parola all ’ ombra della Fine della Politi ca. Benjamin diviene qui un sofisticato ma si gnificativo pretesto per raccontare un pezzo di storia recentissima. Ripensando a queste parole di Benjamin: «è noto che un commen to è una cosa diversa da un apprezzamento valutativo, che mira a distribuire le luci e le ombre. Il commento parte dal presupposto

Il sentiero del doppio

di Fernanda Rosso Chioso Dalla leggenda del rabbino Loew che per petuando antichi riti della Cabala infonde la vita in un simulacro d ’ argilla, deriva nella let teratura (e nel cinema) espressionista la pre senza del Golem 1, robot ante litteram e va 167

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