Problemi della transizione 1981
Il sentiero del doppio
strada del ritorno, nostalgie di «calde regioni umane», di supposte certezze, di rassicuranti familiarità tra le quali sentire la «vita», la «forza»: via dalla gelida fissità di orizzonti alieni, dall ’ «eterno silenzio della solitudine» in cui li ha sospinti l ’ esaltazione dell ’ io per strade, non più percorribili, di mitiche auto realizzazioni dello spirito umano. Sguardo «sdoppiato» della coscienza, la visione del proprio io dissolto e smarrito, «astrazione vi vente» nella «inaudibile risata dell ’ immobile deserto di montagne», preconizza il capovol- gimento di segno del viaggio esplorativo come dell ’ avventura interiore. L ’ impresa concepita come «aggressione» appropriativa si ribalta infatti nel suo contra rio, nell ’ esautorazione progressiva di ogni ap- propriamento perpetrata nello svuotarsi pro gressivo dei significati, mentre «l ’ autocertezza dell ’ io inseparabilmente legata a quella stessa del possesso» 14 traligna nelle inafferrabili se cessioni interiori: non espansione della sog gettività come totalità armonica ricompresa nella fisionomia deìVhomo faber, autoaffer mazione nella forma collaudata delle imprese conquistatrici del mondo, bensì perdita di mondo e in essa disaggregazione dell ’ io, auto cancellazione «nel “ testo ” , divenuto incom prensibile, del mondo» 15 . Così nel percorso della spedizione polare si accumulano le trascrizioni crittografiche del paesaggio: la luna come «maschera di uno spettro appesa al cielo» e poi fenomeni della natura che, sgretolando progressivamente le convinzioni o le ipotesi della scienza umana, si costituiscono all ’ interno di connotazioni enigmatiche. Inaspettato intiepidirsi della temperatura, nebbie e vapori occultanti, e poi un «grande sole di rame» 16 , campi di un inve- rosimile pallore, vegetazioni ignote, animali (una sorta di «lepre-giraffa») dalle fattezze in decifrabili. Lo sconcertante aspetto di un uo mo polare (di una «normalità» vistosamente incrinata da biancori e fogge inusitati) e gli
processo continuativo di una esperienza uni taria» 9 . Inagibile alle spalle il ponte sconnesso della univocità dei significati, essa si inoltra, oscuramente percorsa dalle risonanze di real tà misteriose e aliene, nella «confusa regione dove il sogno si nutre di forme e colori reali, e dove, per converso, la realtà estetica trae la sua atmosfera onirica» 10 . Riconoscendo alle forze dell ’ immaginario la virtù di evocare la realtà profonda di ogni «paese sconosciuto», scrive G. Bachelard: «E nella rèverie che più intimamente comunicano narratore e lettore» 11 . E suggerisce per le av venture di Gordon Pym di E.A. Poe 12 una let tura duplice, attenta da un lato al filo degli avvenimenti e dall ’ altro a quello delle fanta sie ad essi sottese. Anche la lettura del diario di Shakleton instaura una sorta di complicità immaginativa con il narratore. Se in Gordon Pym essa penetra nelle vicende dell ’ uomo « av venturiero della solitudine» che lotta contro un «universo mostruosamente forte» 13 e tra spare nell ’ occasione per sondaggi infinitamen te sorprendenti nelle profondità psicologiche dell ’ anima umana, anche nel Diario di Shak leton il viaggio esplorativo si traduce in un viaggio interiore, ma in esso l ’ immaginazione percorre le stazioni dell ’ incubo di una sconfit ta, si sfilaccia nella ricognizione della coscien za lungo l ’ itinerario della propria sopraffazio ne. Dal diario apprendiamo dell ’ inoltrarsi della spedizione oltre la barriera ghiacciata che coincide con l ’ invisibile «baluardo psichico» elevato dagli uomini polari intorno ai loro misteri. E infatti, all ’ indebolirsi della volontà, come un tentativo di distacco delle azioni dal la mente, segue più tardi l ’ insinuarsi di «una sorta di veleno», «strani pensieri», «istinti atavici improvvisamente risvegliati» che scompongono la volontà in direzioni discordi. Di contro al desiderio di conquiste eroiche e straordinarie affiorano impulsi di uccidere i compagni e volgersi immediatamente sulla
wohlt, in cui, a proposito delle sue novelle, Heym afferma che tratteran no in parte di «arcani culti» e aggiun ge di interessarsi molto ad « ambiti re moti della letteratura e a stampe se grete della Biblioteca Reale — che vengono date in prestito per fini scientifici». E in una lettera a un non meglio precisato «Dottore» (compi lata in una data fra il 1910 e il 1911) Heym scrive: «Mi piacerebbe molto riprendere il mio antico desiderio, quello cioè di farmi edotto nei misteri delle sette occulte. Altrimenti mi manca qualcosa, devo verificare io
stesso se non vi è nulla di vero». G. H eym , Dichtungen und Schriften, cit., Ili (Tagebitcher, Traùme, Briefé), pp. 228-229 e p. 287. 9 R. H inton T homas , Das Ich und die Welt: Expressionismus und Ge- sellschaft, cit., p. 21. 10 G. B achelard , Le avventure di Gordon Pym, in: G. B achelard , Il diritto di sognare, trad. it. di M. Bianchi, Bari 1974, p. 118. 11 Ivi, p. 119. 12 II riferimento a Gordon Pym di E.A. Poe è suggerito da talune evi
denti analogie «esterne» tra la spedi zione polare narrata da Heym e l ’ ulti ma parte del racconto di Poe. 13 G. B achelard , cit., p. 122. 14 F. M asini , Dialettica dell ’ avan guardia e ideologia borghese del pos sesso, in: F. M asini , Dialettica dell ’ avanguardia, Bari 1973, p. 42. 15 F. M asini , L ’ espressionismo: uria rivoluzione *per l ’ elementare», in «metaphorein», 1 (1977), p. 51. 16 L ’ aggettivazione di tipo sincretiao (qui il complemento di materia tradu ce l ’ aggettivo kupfern) e le metafore 169
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