Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

strani segni di un linguaggio misterioso, come «lettere ebraiche» su un attrezzo da carbo naio, costituiscono ulteriori significazioni ge roglifiche disseminate sul percorso della co scienza: ad esse corrisponde un più reciso di slocamento interiore, poiché cessando le membra alFimprovviso di obbedire alla vo lontà, i corpi vengono «agiti» da altrove co me «automi», «marionette» messe in movi mento da una invisibile energia, così che solo dalle pupille trapela, intimo residuo umano, la «spaventosa, plumbea luce dell ’ orrore». Ciò che la coscienza ha presagito varcando la «porta dei misteri» («la parola “ Uomo ” mi parve all ’ improvviso incredibilmente ridicola e insignificante») e ha intuito, ormai con con sapevole angoscia, dallo «strano scherno» sui volti degli uomini polari, si tramuta ora nell ’ effettualità del rito cui l ’ io soggiace con inerme orrore. Il procedimento di golemizza- zione sanziona nei moduli descrittivi di una operazione magico-chirurgica la riunificazio ne dei processi dell ’ interiorità con quelli pa ralleli dell ’ avventura e sigla emblematicamen te la disaggregazione della coscienza nella «pantomima» della sua dissezione. Il ricordo che narra l ’ avventura trapassa nei sogni della condizione presente. Sul proscenio della visione onirica (e del racconto) si confi gurano le disiecta membra dell ’ io e le imma gini emblematiche dei «carnefici», personifi cazione allegorica di un «altrove» destituito di soprannaturalità e attrezzato delle conno tazioni personali che lo traspongono nell ’ allu cinante immanenza di quegli accadimenti 17 . Osserva A. Béguin che per i romantici gli abbandoni al sogno, pur aprendo l ’ accesso nelle realtà profonde dell ’ inconscio, parteci pano dell ’ orizzonte di una «conoscenza “ ma gica ” che pone la nostra vita oscura in rap porto con l ’ immensa realtà presentita oltre l ’ universo sensibile» 18 e le permettono di at tingere, in quelle vaghe visioni, «brani di eter nità» (Poe).

Ma franto e dislocato nei gusci amorfi di una fisicità estraniata e degradata agli auto matismi della marionetta («mi sento come se fossi stato, per così dire, psichicamente diviso in due», «mi sembrava di essere come un ba rile vuoto, come un semimorto») l ’ io heymia- no si costituisce a fatica in un residuo grumo d ’ angoscia che torna a disperdersi nelle ri membranze e nelle visioni oniriche. Così an che i sogni della propria dissezione e secessio ne rimandano le scissioni interiori a ulteriori scissioni oniriche, sono proiezioni di sdoppia menti, gemmazioni di sguardi al di fuori del soggetto, ripetute germinazioni delle schizo- gonie interiori. «Non mi era mai capitato di accorgermi, per esempio, di quanti volti ci siano» scrive R.M. Rilke nei Quaderni di Malte Laurids Brigge. Taluni mettono «un volto dopo l ’ altro con rapidità inquietante [...] non sono abi tuati a tener da conto i volti, il loro ultimo se ne va in otto giorni, ha dei buchi, in molti punti è sottile come la carta e allora a poco a poco vien fuori il rovescio, il non-volto, e vanno in giro con esso» 19 . Come si configura il «non-volto» dell ’ io, coperto e disvelato daH ’ intramarsi delle disso nanze che ne accumula e disperde 20 gli infiniti sdoppiamenti? E di nuovo l ’ intervento del «curatore» fra le connessure dei piani narrativi (la sua nota esplicativa si incunea entro i resoconti onirici) confonde ulteriormente il gioco, rimette in di scussione il diario rinviandolo alla sua natura di testo letterario, reintroduce il sospetto di ignoti e possibili riferimenti, ammicca a corri spondenze inattinte o smarrite. Nella «dinamica centrifuga» della «scom posizione cubistica dei piani e delle prospetti ve» 21 la metafora delle infinite secessioni inte riori penetra le modalità della scrittura. At traverso gli sfaldamenti e le fluttuanti interse cazioni delle significazioni semantiche e nar rative traspare la costruzione «in negativo» di

«trasvalutanti» possono essere assi milate agli «artifici» atti a «trasferire l ’ oggetto in una nuova serie semanti ca» (V. S klovskij , Una teoria della prosa, trad. it. di M. Olsonfieva, Ba ri 1966, p. 203). In Heym esse pro vocano con frequenza quegli «slitta menti» di significato fra i quali si arti cola il suo linguaggio. 17 Quest ’ ultima considerazione è confortata dalle osservazioni di W. Benjamin a proposito delle personifi cazioni allegoriche nelle rappresenta zioni barocche: in esse «l ’ intera natu ra viene personalizzata ma non per essere interiorizzata, al contrario: per essere privata dell ’ anima». (// dram ma barocco tedesco, trad. di E. Filip pini, Torino 1971, p. 199). 18 A. B éguin , L'anima romantica e il sogno, trad. it. di V. Pannuti, Mila no 1967, p. 534. 19 R.M. R ilke , 1 quaderni di Malte Laurids Brigge, trad. it. di F. Jesi, Milano 1974, pp. 3-4. 20 Si veda anche P. C hiarini , «Paro le nel vuoto». La lirica di G. Heym

tra «Jugendstil» ed Espressionismo, in: «Studi germanici», 31 (1973), alle pp. 296-297. A proposito di certa li rica heymiana Chiarini parla di «principio di accumulazione» delle immagini quale «copertura» e «svela mento» di un vuoto, di un ’ assenza. 21 P. C hiarini , L ’ Espressionismo, Firenze 1969, p. 116.

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