Problemi della transizione 1981
La sinistra e la crisi dello stato sociale
di Giscard). È stato uno scacco — e questo ha avuto effetti in Europa, ma soprattutto in America Latina dove le politiche monetariste sostengono la maggior parte delle dittature — per la strategia dell ’ imperialismo e in particolare dell ’ imperialismo americano. Mentre sia in Inghilterra sia negli USA la crisi ha portato a destra, in Francia essa porta a sinistra. Questo è un fatto. Ora l ’ interpretazione di questo fatto ri chiede uno sforzo di riflessione non solo politica ma anche teorica. Qui è in gioco l ’ analisi marxista, e più in generale del la sinistra, della crisi del Welfare state, della crisi dello stato keynesiano nei suoi rapporti con la crisi della socialdemocra zia e anche con le trasformazioni interne alla socialdemocrazia e alle forze progressiste. Credo che si debba rimettere in di scussione una analisi unilaterale della crisi, ovvero la tesi se condo cui la crisi della socialdemocrazia porta a destra in ra gione dei limiti oggettivi del Welfare state e dello stato keyne siano. Nelle analisi tradizionali della crisi c ’ è la sovrapposizio ne di due modelli, un modello neo-liberale e un modello eco nomicistico. Secondo il modello economicistico non possono esserci degli sviluppi socialdemocratici e della sinistra in gene rale se non all ’ interno di cicli di crescita economica. Al contra rio la fine della crescita, la crisi oggettiva dei lavoratori sala riati, l ’ affermazione di tendenze corporative, la crisi dell ’ idea stessa dello sviluppo portano automaticamente a degli esiti di destra. Quello che io chiamo modello economicistico, nel sen so marxista del termine, è assimilabile ad una forma di cata strofismo inteso come esito dei limiti oggettivi del keynesiani- smo a livello delle politiche economiche. Il secondo modello, quello neo-liberale, afferma che la crisi della socialdemocrazia è legata ai limiti oggettivi dello Stato. Si tratta della tesi, pre sente nelle analisi che si richiamano al marxismo e nella cultu ra progressista, che non è più possibile uno sviluppo dello Sta to e che bisogna tornare ad uno Stato minimo. Dunque, indi rettamente, una visione della crisi come crisi di governabilità e come crisi che si polarizza sull ’ eccesso di domande riguardanti lo Stato, ovvero sull ’ eccesso di democrazia. Ho l ’ impressione che nell ’ approccio che collega meccanicamente la crisi del mo dello keynesiano e la crisi della socialdemocrazia c ’ è stata la sovrapposizione di queste due interpretazioni oggettiviste, l ’ una relativa ai limiti dello Stato l ’ altra relativa all ’ economia. Per criticare questi due modelli vorrei osservare che c ’ è certa mente una crisi del modello di sviluppo economico e statale di tipo keynesiano. Il problema non sta qui, ed è necessario ca ratterizzare meglio. Come ho cercato di sviluppare ne Le défi social-démocrate, questa crisi non si verifica solo a livello dell ’ espansione burocratica dello Stato né unicamente a livello dell ’ inflazione-recessione economica legata alla stagnazione. Essa si colloca a livello di ciò che ho chiamato un riformismo istituzionale o meglio ancora un riformismo di Stato. Nel sen so di un tipo di relazione legato alla strategia di istituzionaliz zazione dell ’ economia e della società civile che ha permesso il keynesianismo, ma che supera largamente il quadro keynesia no. Questa strategia è stata sviluppata dalle grandi socialde mocrazie al potere durante il keynesianismo della crescita e poi inseguita durante il post-keynesianismo succeduto al com
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