Problemi della transizione 1981

La sinistra e la crisi dello stato sociale

strugge tutta la visione lineare del processo socialdemocratico dello stato ridistributivo: in primo luogo, la democrazia poli tica, poi la democrazia sociale e infine la democrazia econo mica. La critica è dunque nata all ’ interno del modello istitu zionale: il modello socialdemocratico produce delle contraddi zioni che incrinano l ’ ideologia socialdemocratica di questo modello. E colpisce il fatto che la crisi del modello keynesiano ripropone nella socialdemocrazia svedese, seppur in modo ti mido, il problema del potere. D ’ altra parte, nel prospettare un rafforzamento del potere sindacale e della democrazia econo mica di fronte allo statalismo liberal-keynesiano, la centrale sindacale (LO) si è scontrata con l ’ ostilità del SAP (Partito so cialdemocratico svedese). Un documento recente {Movimento operaio e fondi dei salariati} prodotto da una commissione mista LO-SAP, non prevede che la creazione di ventiquattro fondi regionali per le imprese con più di cinquecento operai e un finanziamento a partire da un prelievo dell ’ 1% sui salari completato da una tassazione sui superprofitti. Si è dunque lontani dalla «via Meidner al socialismo», anche se il proble ma della gestione democratica di questi fondi ha dato luogo a un dibattito sulle forme democratiche: gestione a partire dai luoghi di produzione (Meidner) o a partire da una democrazia dei cittadini, e una elezione a suffragio universale. Vi è inoltre una corrente minoritaria ma consistente, che sviluppa una cri tica del taylorismo, del sindacato, del modello di burocratiz zazione, dello Stato e che propone — cosa inedita in Svezia — una strategia di autogestione comprendente ad un tempo for me di «democrazia all ’ italiana», la sburocratizzazione dei ser vizi di Stato e forme di democrazia dal basso. Paradossalmen te, si assiste ad un ritorno di questa problematica nei paesi nordici, mente essa viene abbandonata da certe componenti della sinistra italiana, anche comunista e marxista. Abbiamo quindi nel caso svedese un tipo di contestazione che proviene dall ’ interno e questo è ancora più interessante se si tiene pre sente che qui siamo in presenza di un modello keynesiano for te. Nel caso abbastanza probabile, di un ritorno della social- democrazia al potere, di fronte ad una crisi caratterizzata dal deficit del bilancio dello Stato (11% del PNL) e della bilancia dei pagamenti e da una inflazione del 13%, non sarà più tem po per misure ridistributive keynesiane. È invece prevedibile una modificazione del keynesianismo in funzione del mercato e di una politica di austerità (riduzione della spesa pubblica, controllo dei prezzi, aumento delle imposte e riconversione in dustriale). Consideriamo il secondo caso, quello inglese. Qui la scon fitta dei laburisti è nata da una rottura del contratto sociale alla Callaghan; rottura che è nata nel momento in cui i sinda cati, durante gli scioperi dell ’ inverno 1978-79 hanno abban donato il partito laburista. E l ’ hanno abbandonato sulla base di un contratto sociale che era (a differenza del modello svede se che è un modello di contratti bilaterali molto poco statizza ti) già una prima risposta alla crisi del keynesianismo d ’ espan sione e che si può verosimilmente chiamare «un corporatismo

Il caso inglese

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