Problemi della transizione 1981
La sinistra e la crisi dello stato sociale
credibilità del comuniSmo e una crisi della risposta alla prima crisi. Dopo queste considerazioni si può tornare alla domanda di cosa significhi, nell ’ esperienza francese uscire a sinistra dal la crisi. Distinguerei due livelli del problema. Un primo livello riguarda un certo tipo di analisi dei rapporti tra Stato ed eco nomia. In fondo il programma presidenziale si basa su di una analisi diametralmente opposta alle ipotesi neo-liberali e neo conservatrici. Nel senso che il problema non è che c ’ è troppo Stato, ma che non c ’ è un reale governo dello Stato sui processi economici e sulla stessa democrazia. Dunque, non si può uscire dalla crisi riducendo semplice- mente lo Stato sociale o adeguando lo Stato alle trasformazio ni del capitalismo internazionale. E neppure attraverso il raf forzamento dello Stato, ma attraverso un altro tipo di orga nizzazione dello Stato, ovvero una riforma democratica dello Stato che si radichi su di un nuovo controllo dei circuiti pro duttivi (penso alla politica delle riforme di struttura e alle na zionalizzazioni) nei punti più alti del capitalismo sviluppato. Credo che il problema non sia nazionalizzazione o meno, ma quale tipo di nazionalizzazione, quale tipo di sviluppo econo mico, quale tipo di opzione democratica nella gestione del set tore pubblico. Su questo punto il programma del governo è alternativo alle politiche neo-conservatrici che si esprimono a livello mondiale. La partita politica che si gioca in Francia, e si tratterà di vederne gli sviluppi, si basa sulla priorità della lotta alla disoccupazione attraverso riforme di struttura e non semplicemente attraverso politiche di istituzionalizzazione del le masse. E qui — a mio parere — il nocciolo del problema. Credo che il successo dell ’ esperienza avviata dipenda dalla ca pacità di risolvere problemi che escono dal quadro di un key- nesianismo di sinistra. Si tratta di problemi — relativi al tipo di sviluppo, al modello industriale, al rapporto coi movimenti sociali, all ’ immagine stessa della società — , che sono in gran parte post-keynesiani e che si pongono fin d ’ ora all ’ interno del blocco sociale della sinistra. A causa di una situazione inter nazionale assai tesa (esportazione di tassi di interesse elevati da parte degli USA, controffensiva americana, lotta per il riar mo, accresciuti rischi di guerra) e una situazione nazionale difficile (un milione e ottocento mila disoccupati e l ’ ostilità dichiarata del padronato) la via francese è particolarmente stretta. Date le strutture sociali della Francia — un paese partico larmente accentrato e segnato da forti disuguaglianze — il keynesianismo di sinistra, radicato nelle grandi riforme (na zionalizzazione, regionalizzazione, sviluppo della libertà), ha uno spazio reale. Ma probabilmente limitato. A partire dal momento in cui si nazionalizzano grandi centri di potere eco nomico o si ristruttura il funzionamento dello Stato, o si vuole ridurre il tempo di lavoro e procedere ad una ridistribuzione del lavoro, non si può evitare di mettere in moto un processo conflittuale il cui esito dipenderà in gran parte dallo sviluppo del movimento popolare e dalla capacità politica della sinistra di progettare un futuro post-keynesiano. Qui è in gioco molto di più di una semplice uscita a sinistra dalla crisi. Sono in que stione gli esiti critici che si possono pensare a partire da una riflessione aperta dallo sviluppo e dalle difficoltà delle social
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