Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
democrazie. Ma io direi che non si esce dalla crisi dei partiti comunisti rifugiandosi nelle braccia delle socialdemocrazie e della loro cultura politica. Non ci si può baloccare, se posso parafrasare una espressione francese, con i curés defroquès (preti spretati) del marxismo. Hai accennato più volte alla crisi del PCF, emersa con par ticolare evidenza nelle recenti scadenze elettorali. Si tratta in dubbiamente di un fenomeno complesso che non può essere esaurito qui. È però possibile fermarsi su di un aspetto impor tante: il rapporto fra il PCF e i mutamenti intervenuti nella so cietà francese. Puoi sviluppare questo punto ? Come ho già osservato credo si tratti di una crisi di identi tà storica e strategica, ma è anche qualcosa di più, ovvero la crisi dell ’ idea di comuniSmo cui questo partito è storicamente legato. Consideriamo gli aspetti maggiormente rivelatori di questa crisi. Emerge prima di tutto l ’ assenza di una linea stra tegica: dalle analisi fatte dopo il 1968 si ricavava la tesi della necessità di una fase di transizione democratica verso il socia lismo. Questa fase di transizione democratica doveva appog giarsi su un pluralismo di partiti, sullo sviluppo dell ’ unione della sinistra attraverso larghe alleanze sociali. Temi che si erano tradotti nel programma comune; ma questa scelta stra tegica della democrazia avanzata nel programma comune si è ritorta contro gli obiettivi del PCF; anziché sviluppare la dina mica del partito comunista, ha sviluppato la dinamica del par tito socialista ed è certo che alla rottura dell ’ unione della sini stra, così come è stata in gran parte decisa dal PCF, ha fatto seguito un ’ involuzione globale di tipo settario. In questa fase si è giunti ad affermare ripetutamente che il Partito Socialista è peggio di Giscard, che ha compiuto una svolta a destra, che è una delle peggiori socialdemocrazie. Successivamente abbia mo assistito ad un nuovo capovolgimento di linea con la scel ta di votare per Mitterrand e poi di partecipare al governo, senza rendersi conto degli effetti che tutto questo avrebbe pro vocato nell ’ insieme del partito. A tutto ciò si deve aggiungere l ’ assenza di democratizza zione, la mancanza di un dibattito reale, la pratica farsesca dell ’ unanimità, il culto della personalità (di G. Marchais). Si tratta di una pratica che riflette una concezione tradizionale della politica, di volta in volta rivendicazionista, con un forte ripiegamento su se stessi, o elettoralista. Due modelli assai distanti dalle nuove pratiche democrati che della politica. Non c ’ è stata la capacità di operare quella riforma del partito che le trasformazioni degli ultimi anni han no reso necessaria. La crisi del PCF appare tanto più grave se si tiene conto che in altre fasi della sua storia esso aveva saputo radicarsi so lidamente nella società francese. In una prospettiva storica emerge una caduta progressiva deH ’ influenza del PCF, con un
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