Problemi della transizione 1981
La svolta francese
figura del sindaco di Parigi e leader del Rassemblement pour la République (RPR) Jacques Chirac. Quest ’ ultimo ha tentato di sfruttare la situazione fondando la sua campagna elettorale sull ’ ipotesi di un ballottaggio tutto a destra (tra lui e Giscard) e rendendosi promotore di un cambiamento nella continuità politica — e non solo istituzionale — della Quinta Repubbli ca. Ma la propaganda di Chirac alla vigilia del 26 aprile ha dato spazio al malcontento di destra nei confronti di Giscard, aprendo ferite che non sono state rimarginabili nei 15 giorni compresi tra i due turni delle presidenziali. E accaduto qual cosa di non molto diverso dalla vicenda della fittizia «riunifi cazione» della sinistra tra i due turni delle legislative del 1978: l ’ elettorato — questa volta di destra — non ha creduto all ’ arti ficio del ritrovato accordo ed ha in ultima analisi punito am bedue i partiti che glielo proponevano. Per ottenere un quo ziente — alcuni ipotizzavano che sarebbe bastato il 22-23% — sufficiente a sfidare Giscard nel ballottaggio, Chirac ha condotto prima del 26 aprile una campagna aggressiva contro il presidente uscente e ha così fortemente indebolito Giscard in vista dello scontro definitivo con Mitterrand. L ’ appoggio — peraltro contraddittorio — offerto da Chirac a Giscard tra il 26 aprile e il 10 maggio non è riuscito a far confluire su di lui la totalità dei voti RPR. C ’ è chi ritiene fosse proprio ciò che Chirac voleva. L ’ ipotesi sa di fantapolitica, ma è tutt ’ altro che assurda: Chirac avrebbe deliberatamente cercato la scon fitta di Giscard per diventare il numero uno dello schieramen to conservatore, destinato — secondo lui — a riemergere do po il settennato di purgatorio della presidenza Mitterrand. Chirac avrebbe messo nel conto il fallimento dell ’ ipotesi socia lista e il riflusso verso destra di quel «centro ondeggiante» che questa volta si è pronunciato per il cambiamento mitterran- diano. Maliziosa quanto si vuole, questa ipotesi ha una sua logica e ha comunque il merito di aiutarci a mettere a fuoco un altro punto fondamentale di questa duplice tornata elettorale. Che significa «centro» in un sistema politico nettamente diviso tra destra (RPR e giscardiani dell'Union pour la démocratie fran- $aise, UDF) e sinistra (PS e PCF)? Il «centro» non è certo rap presentato dagli ecologisti (ha uno spazio ben maggiore del già lusinghiero 4% di Lalonde) e tantomeno dagli indipenden ti (che tutto sono fuorché indipendenti). Il «centro» è grosso. Il «centro» conta. Ma il «centro» oscilla. L'atout della politi ca del generale De Gaulle e di Georges Pompidou fu di porta re il «centro» alla «naturale identificazione» con la destra. Ri pensiamo al 1958 e alla nascita della Quinta Repubblica sulle ceneri di un sistema politico rivelatosi difficilmente governabi le (è il meno che si possa dire). Il colpo di forza del generale e la sua nuova Costituzione furono visti dalla «Francia tranquil la» come un ’ autentica resurrezione. Quella «Francia tranquilla» diede una netta maggioranza a De Gaulle contro Mitterrand alle presidenziali del 1965 e — ritiratosi il generale dopo che ebbe perso (si badi bene) un re ferendum e non una prova presidenziale — garantì il successo di Pompidou contro Alain Poher (un altro candidato di de stra) nel ballottaggio presidenziale del 1969. Nel 1974 il «cen tro» si divise, ma il suo prevalente sostegno al conservatore
29
Made with FlippingBook - Online Brochure Maker