Problemi della transizione 1981

La svolta francese

stema per armonizzarli e bilanciarli tra loro (Delors non ha fatto una piega quando gli ho chiesto se vedesse con favore anche scelte «monetaristiche», ma ha insistito sul fatto della «tastiera» e dell ’ insieme delle scelte economiche da compiersi. Probabilmente in quel momento Delors aveva ancora un ’ opi nione ottimistica dell ’ eredità che gli avrebbero lasciato Gi- scard e Barre almeno su un punto: le riserve monetarie). Insediatosi al governo, egli ha poi rilasciato dichiarazioni molto allarmate circa l ’ irresponsabilità con cui proprio Barre — che si vantava del suo presunto rigore economico — avreb be bruciato valuta pregiata per miliardi e miliardi di dollari al lo scopo di far credere ai francesi alla vigilia delle elezioni che il franco non temeva l ’ apprezzamento del dollaro. Il risultato di tale comportamento è stato un nuovo motivo di crisi del franco, aggiuntosi al timore politico degli ambienti finanziari nel momento in cui Mitterrand ha preso in mano il potere. Ciò ha avuto anche conseguenze di politica estera, visto che il nuovo governo si è trovato in una situazione assai delicata verso l ’ Arabia Saudita, che non solo vende alla Francia la me tà del petrolio di cui questa ha bisogno, ma avrebbe potuto ormai acutizzare di molto la crisi del franco ritirando o dirot tando i propri capitali. Non è un caso che — prescindendo dai paesi occidentali — i maggiori riguardi del neopresidente in politica estera siano stati riservati all ’ Arabia Saudita (visita di Khaled a Parigi e promessa di Mitterrand di fare proprio in Arabia Saudita la sua prima visita medio-orientale dopo aver posposto il preventivato viaggio in Israele a causa del bombar damento sulla centrale atomica irakena). Affermatosi Delors come star dell ’ economia mitterrandia- na, agli altri titolari dei dicasteri economici è rimasto un ruolo da comprimari. A Rocard è andato l ’ insidioso dicastero della Pianificazione e a Pierre Joxe (sinistra socialista) è andato quello dell ’ industria, cosa che ha determinato continue frizio ni tra lui e Delors per tutto il mese di vita del «Mauroy uno» e cha ha contribuito a indurre (così sembra) Delors a minaccia re le dimissioni, ottenendo la testa di Joxe (che non è stato confermato nel successivo governo Mauroy. Per gli Esteri, Mitterrand ha scelto un personaggio di primo piano della po litica estera francese già con Giscard: quel Claude Cheysson che l ’ ex presidente aveva mandato nel 1973 (e poi conferma to) alla Commissione esecutiva della CEE e di cui nel 1978 si era parlato quale possibile primo ministro nel caso in cui le si nistre fossero riuscite a ottenere la maggioranza all ’ Assemblea Nazionale. In tale ipotesi, Mitterrand avrebbe infatti dovuto puntare su un personaggio fidato per lui, ma anche per chi al lora stava all ’ Eliseo: Cheysson sembrava il nome ideale. Da presidente, Mitterrand aveva bisogno di un primo ministro che avesse altre caratteristiche, ma si è ugualmente ricordato di Cheysson e delle sue indiscusse capacità in politica estera (capacità che non escludono la spregiudicatezza e un certo op portunismo, come lo stesso Cheysson ha potuto dimostrare dopo il varo del «Mauroy due», difendendo l ’ indipendenza nazionale solo per la Francia e facendo capire che non impor ta se Washington pratica su altri paesi occidentali quelle inge renze che lui non vuole nel suo). Tra i pregi di Cheysson biso gna ricordare la sua esperienza nel trattare sia con le grandi

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