Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

potenze che col Terzo Mondo (all ’ interno della Commissione CEE si è occupato proprio del dialogo con i paesi in via di svi luppo). Il primo governo Mauroy ha preso alcune decisioni impor tanti soprattutto in campo economico-sociale: aumento dello SMIC o salario minimo garantito (cresciuto del 10%, fino a raggiungere i 2.900 franchi mensili, pari a circa 600 mila lire italiane); avvio del negoziato tra imprenditori, sindacati e go verno per la diminuzione della durata del lavoro e l ’ aumento delle ferie; aumento di 6,5 miliardi di franchi (è stato portato a 17 miliardi) della disponibilità di crediti agevolati per le in dustrie; varo dei provvedimenti per l ’ assunzione di pubblici dipendenti (nel 1981 si è deciso di creare 54.290 posti di lavo ro dei 210.000 promessi da Mitterrand) nell ’ amministrazione statale. Polemiche per l ’ azione del primo governo Mauroy ci sono invece state nel campo dell ’ informazione, dove il mini stro Georges Fillioud ha condotto una serrata critica ai diret tori dei telegiornali (considerati giscardiani intenzionati a con dizionare l ’ elettorato in vista delle legislative) e ad altri diri genti delle emittenti che fanno capo direttamente o indiretta mente allo Stato. Scomparso di scena Giscard (ritiratosi in un irritato isola mento nel suo castello di campagna), le legislative si sono svolte all ’ insegna dello scontro tra una sinistra che riusciva fi nalmente a ritrovare l ’ unità e una destra che restava lacerata dai propri contrasti, indipendentemente dal fatto che i suoi leaders stessero creando un ’ intesa di facciata. Una volta di più, Mitterrand — e con lui l ’ intera sinistra — si muoveva nel le condizioni più favorevoli. A quelle precedenti se ne aggiun geva un ’ altra: la logica istituzionale della Quinta Repubblica gradisce l ’ omogeneità tra maggioranza presidenziale e parla mentare. Ormai l ’ Eliseo s ’ era tinto di sinistra e tanto valeva usare lo stesso colore anche per Palazzo Borbone: altrimenti si sarebbe aperta una crisi istituzionale senza precedenti e la sta bilità stessa del paese sarebbe stata scossa. Questa situazione ha posto la destra — già in crisi per le sue difficoltà interne — in una situazione insostenibile: una situazione in cui non pote va certo giovarsi della favorevole distribuzione delle circoscri zioni a cui s ’ è fatto cenno. RPR e UDF hanno trovato un accordo all ’ indomani dello scioglimento dell ’ Assemblea Nazionale per presentarsi insieme alle legislative (parecchie candidature comuni già al primo tur no e ritiri — désistements — automatici per il secondo a van taggio del candidato di destra meglio piazzato) sotto la sigla — per la verità un po ’ ironica — Unione per una nuova mag gioranza (UNM). Come se la nuova maggioranza potesse es sere la stessa che governava la Francia da 23 anni! Guidata da Jacques Chirac (eclissatosi Giscard, l ’ UDF restava nella mani del suo incolore presidente Jean Lecanuet) l ’ UNM ha condot to la nuova campagna elettorale accentuando i toni drammati ci a cui Giscard era ricorso alla vigilia del 10 maggio: la vitto ria delle sinistre avrebbe significato — secondo quella propa ganda — l ’ avvio del collettivismo e l ’ inizio di una fase di insta bilità. Ma, per le ragioni che si sono dette, il «centro tranquil lo» — che tiene alla stabilità — è stato indotto a proseguire il suo spostamento verso sinistra: da un lato c ’ era infatti lo stato

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