Problemi della transizione 1981
La svolta francese
d ’ animo esemplificato dalla vignetta di «Le Monde» in cui un tipo dice ad un altro: «Mitterrand è presidente e la Tour Eif fel è ancora al suo posto!» e dall ’ altro c ’ era la certezza che or mai il solo modo di garantire la stabilità era quello di rispetta re contemporaneamente la logica della Quinta Repubblica e la volontà democraticamente espressa il 10 maggio, dando a Mitterrand la possibilità di governare attraverso la maggio ranza parlamentare. Questo ragionamento ha funzionato tal mente bene nell ’ elettorato, che la gente ha continuato a pre miare il PS e a punire il PCF nonostante il fatto che quest ’ ulti mo avesse ormai raggiunto una vera intesa preelettorale col partito di Mitterrand e facesse ormai parte a pieno titolo del l ’ arco politico che sosteneva il presidente. Ancora una volta Mitterrand ha ottenuto il sostegno concorde sia dei moderati che degli assertori di una sinistra unita per un reale cambia mento. Il PCF è riuscito a malapena a mantenere le sue roc cheforti elettorali, perdendo persino seggi che erano conside rati sicuri. È significativo che Marchais sia stato il solo mem bro dell ’ ufficio politico a entrare in Parlamento. Una volta di più, la dinamica di sinistra ha clamorosamente avvantaggiato Mitterrand. I risultati hanno premiato Mitterrand (per l ’ ovvio tramite dei candidati socialisti) in un modo assolutamente imprevedi bile fino a poche settimane prima. Non solo (e questo si pote va prevedere, tanto è vero che i sondaggi segreti che circolava no a Parigi il 12 giugno si sono rivelati praticamente esatti) il PS è passato dal 28% circa (voti ottenuti da Mitterrand e dal radicale di sinistra Crépau il 26 aprile) al 37% circa, mentre il PCF ha solo leggermente aumentato il 15,3% di Marchais, ma soprattutto (e questo è stato davvero eccezionale) i candi dati socialisti hanno preceduto quelli comunisti in un numero di circoscrizioni tale da impedire alla stragrande maggioranza di loro di partecipare al secondo turno. Qui è necessario ricordare la differenza tra il meccanismo elettorale presidenziale e quello legislativo. Mentre alle presi denziali partecipano al ballottaggio solo i primi due classifica ti (sempre che il primo non abbia ottenuto la maggioranza as soluta, nel qual caso risulta automaticamente eletto), in cia scuna circoscrizione delle lesislative possono partecipare al se condo turno tutti i candidati che hanno ottenuto al primo il 12,5% dei voti e viene eletto chi arriva alla maggioranza rela tiva. Ciò presuppone la costituzione di raggruppamenti in vi sta del secondo turno e i désistements a beneficio del candida to meglio piazzato tra quelli apparentati. L ’ accordo PS-PCF in vista delle legislative — raggiunto già prima del 14 giugno — prevedeva appunto i désistements automatici, cosa che ha re galato ai socialisti un enorme vantaggio: un vantaggio addirit tura sproporzionato al rapporto di voti tra loro e i comunisti. Il fatto è che l ’ afflusso di voti sia moderati, sia tradizional mente collocati a sinistra sui candidati del PS ha consentito a questi di superare — come si è detto — in moltissime circo scrizioni quelli del PCF e quindi di metterli fuori del gioco in vista del secondo turno. Il meccanismo elettorale ha consenti to a un partito giunto al 37% dei voti di ottenere la maggio ranza assoluta all ’ Assemblea Nazionale e di avere un rapporto di forza parlamentare estremamente favorevole rispetto all ’ al
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