Problemi della transizione 1981
La svolta francese
dato socialista ha fatto al secondo turno in ogni circoscrizione praticamente Yen plein dei voti ottenuti al primo dall ’ insieme della sinistra. Il riporto di voti socialisti sui candidati comuni sti rimasti in competizione è stato soddisfacente: si sapeva che una parte dell ’ elettorato socialista non avrebbe votato comu nista e si è ottenuto quasi il massimo che si potesse sperare. Del resto tutti i comunisti presentatisi il 21 giugno sono anda ti all ’ Assemblea Nazionale: un motivo non trascurabile di sod disfazione per il PCF nel momento in cui doveva ingoiare il rospo del dimezzamento (da 86 a 44 seggi) del gruppo a Pa lazzo Borbone. Iniziata all ’ insegna delle polemiche, la stagione elettorale della sinistra si è così conclusa tra baci e abbracci. La svolta del PCF era ormai nell ’ aria e toccava al CC rendersene prota gonista. Era una svolta politica importante, come Lionel Jo- spin ha detto con chiarezza già l ’ undici maggio: Afghanistan, euromissili, Polonia e tante altre cose. La svolta politica c ’ è stata, ma — altra ironia della sorte — ha lasciato nell ’ isola mento proprio quelli che la sollecitavano. Henri Fiszbin era segretario della federazione comunista di Parigi quando nel 1979 il pugno di ferro di Marchais lo costrinse a lasciare quel l ’ incarico da cui aveva condotto una politica conciliante verso il resto della sinistra e aperta verso gli intellettuali. Con lui, la federazione della capitale aveva toccato le 31.000 tessere: og gi sarebbe un traguardo illusorio. Il 26 aprile la candidatura di Marchais non è arrivata a Parigi città (esclusa quindi la banlieue operaia) al 10% dei voti. Centinaia di intellettuali, hanno abbandonato il partito o si sono posti in posizione cri tica verso di esso. Tutti borghesotti malati di fragilità politi ca? Un po ’ difficile sostenerlo. Fiszbin e molti di quegli intel lettuali (usciti dal partito o rimasti in esso in posizione molto difficile) non hanno mai smesso di chiedere una svolta euroco munista. Questa volta è venuta in stato di necessità, per non perdere il contatto con i socialisti trionfanti, ma Fiszbin e i suoi sono stati ancor più emarginati visto che i metodi di ge stione del partito cambiano ben più difficilmente della sua linea. I contenuti di quella svolta politica sono quelli che Mitter rand voleva. Il documento unitario PS-PCF, che ha reso possi bile l ’ attuale composizione del secondo governo Mauroy, vede il netto cambiamento di rotta del PCF sia sulla politica econo mica che su quella internazionale. Nel primo caso c ’ è un im pegno a praticare una politica conciliante (è macroscopica la contraddizione con la conferenza stampa in cui a fine marzo Marchais aveva ventilato la possibilità di un ’ ondata di agita zioni operaie per condizionare verso sinistra un ’ ipotetico suc cesso mitterrandiano). Nel secondo c ’ è l ’ implicita rottura del rapporto che il PCF aveva sviluppato col PCUS negli ultimi anni. È significativo il fatto che l ’ anno scorso proprio a Parigi si riunì (su iniziativa del PCF e del POUP di Gierek) la confe renza intercomunista (con l ’ assenza del PCI e PCE) in cui si parlò tra l ’ altro degli euromissili, mentre col documento di giugno Marchais ha accettato una posizione evidentemente critica verso l ’ URSS nella misura in cui si sollecita il negoziato sui vettori «di teatro», ma si distingue tra la presenza dei mis sili sovietici e la decisione di installare quelli americani, facen
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