Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ex collaboratore di De Gaulle), Charles Fiterman, Michel Ro- card (Piano e terrritorio) e Jean-Pierre Chevénement (Ricerca e tecnologia, leader del CERES). La ragione per cui Mitterrand ha voluto l ’ ingresso del PCF nel governo risulta chiara dalle considerazioni fatte prima a proposito del clima di collaborazione instauratosi tra PS e PCF: rompere quel clima escludendo il PCF nonostante la sua disponibilità a cambiare linea avrebbe significato deludere quella gran parte di elettorato mitterrandiano che aveva visto in lui la personificazione dell ’ unità a sinistra, spingere il PCF a una politica di aspre contestazioni verso il governo, dare l ’ im pressione di aver ceduto al ricatto americano e infrangere la logica della Quinta Repubblica (secondo cui i partiti della maggioranza entrano nel governo). Che il PCF si sia conqui stato sul campo l ’ ingresso nella maggioranza è fuori di dub bio: l ’ apporto dei voti comunisti al 10 maggio è stato determi nante per far eleggere Mitterrand e il 21 giugno è stato deter minante per far eleggere i due terzi del deputati socialisti. Le istituzioni della Quinta Repubblica — con la loro logica dei ballottaggi, che favoriscono le aggregazioni tra i partiti prima delle elezioni — fanno in modo che le maggioranze si creino in realtà quando gli elettori danno il loro voto: la maggioran za presidenziale e quella parlamentare hanno dimostrato di avere nel PCF il loro secondo partito. Escluderlo dal governo avrebbe significato rompere quella maggioranza dopo averne tratto i massimi benefici e contraddire l ’ appello agli elettori e il commento ai risultati, con cui Jospin aveva (rispettivamente il 19 e il 21 giugno) detto chiaramente che il PCF è parte inte grante a pieno titolo della maggioranza presidenziale. Chi ha insistito sul fatto che Mitterrand avrebbe potuto escludere i comunisti visto che il suo partito si era aggiudicato la maggio ranza assoluta dei seggi all ’ Assemblea Nazionale, non ha fatto i conti né con la serietà di Mitterrand né con la sua abilità po litica, né con il significato e la storia delle attuali istituzioni francesi. Non ha fatto i conti col PCF stesso, che ha subito un ridimensionamento, ma non può certo essere considerato un partito privo di vitalità e di capacità di reagire. Non ha fatto i conti soprattutto con la grande maggioranza dell ’ elettorato di sinistra e col suo desiderio di veder rilanciata l ’ unità delle for ze progressiste. Il secondo governo Mauroy si è presentato all ’ Assemblea Nazionale l ’ otto luglio con un breve messaggio del presidente e con la lunga dichiarazione programmatica del primo mini stro. Al centro di quest ’ ultima, la preoccupazione per la situa zione economica, con l ’ impegno a combattere efficacemente la disoccupazione. Ma non si risolve questo problema senza uno sforzo complessivo per rilanciare l ’ economia. Il governo inten de rilanciarla e cambiarla nello stesso tempo. In questo senso si colloca la scelta delle nazionalizzazioni. Come ha detto Mauroy all ’ Assemblea Nazionale, «Le nazionalizzazioni da ranno al governo alcuni strumenti determinanti per svolgere la sua politica economica». Il primo ministro ha poi continuato ad esporre considerazioni che già erano state presenti nelle scelte nazionalizzatrici operate da Blum nel 1936 e da De Gaulle nel 1945: «Non è possibile svolgere una politica nuova senza un effettivo controllo del credito. Per questa ragione il
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