Problemi della transizione 1981

La svolta francese

L ’ elemento della concorrenzialità all ’ interno del campo oc cidentale è stato costantemente presente nella politica estera giscardiana e ne ha ispirato alcune delle scelte più clamorose, come l ’ atteggiamento benevolo verso gli arabi rispetto alla questione medio-orientale. Si è tuttavia trattato di scelte puramente strumentali e re golarmente ispirate al desiderio di evidenziare il ruolo e gli in teressi economici di Parigi. Tale considerazione aiuta anche a spiegare l ’ atteggiamento dell ’ ex presidente nei confronti della CEE: qualora la sua ottica fosse stata quella del superamento reale dei blocchi allo scopo di rafforzare la distensione valo rizzando davvero il ruolo dell ’ Europa, egli avrebbe attribuito ben maggiore importanza all ’ integrazione comunitaria: in realtà si è servito dello strumento comunitario nella misura in cui questo poteva essergli utile a suonare la sua sinfonia, ossia a fare di Parigi il punto di riferimento della maggiore iniziati va internazionale europea (si pensi ancora una volta alle aper ture verso il mondo arabo). Mitterrand ha due buoni motivi per essere meno di quanto lo furono Giscard e De Gaulle «il discolo dell ’ occidente»: crede più di loro all ’ importanza di un occidente compatto e deve tranquillizzare alleati già indispetti ti per la presenza del PCF nel suo governo mentre da questo punto di vista Giscard dava le massime garanzie agli ameri cani. L ’ ottica del neo-presidente è quella di valorizzare più del suo predecessore la solidarietà occidentale (e — nel quadro di questa — la solidarietà CEE) proprio perché egli considera questa via utile non alla concorrenzialità nel blocco a cui la Francia appartiene, ma al superamento dei blocchi. L ’ ottica di Mitterrand ipotizza che per avviare seriamente (nessuno si fa illusioni sulla durata di tale processo storico) il superamento dei blocchi siano necessarie tre condizioni: 1) l ’ equilibrio mili tare; 2) il dialogo tra essi; 3) il dinamismo e il ruolo autono mo che le entità internazionali non più riducibili a paesi satel liti (CEE, Giappone, Cina e altre ancora) possono svolgere pur senza rinnegare (quando vi siano) le loro tradizionali affi liazioni stategiche. L ’ ottica mitterrandiana vuole dunque raf forzare l ’ Occidente per dialogare con l ’ URSS, ma vuole anche impedire la strategia reaganiana di rafforzare l ’ Occidente per consentire agli USA di rilanciare il dialogo tra loro soli e l ’ URSS (un dialogo nel cui ambito gli europei potrebbero al massimo avere il patetico ruolo delle comparse). Dunque Mit terrand ha bisogno da un lato di un Occidente forte nel suo insieme e dall ’ altro di una CEE compatta e vitale. Il successo o il fallimento di tale prospettiva dipenderanno ampiamente dalle scelte dei partners europei di Parigi. Qualora la strada si riveli impraticabile, la maggiore fedeltà di Mitterrand alla so lidarietà occidentale potrebbe diventare una trappola per la politica estera francese — in questo senso la rivalutazione del dollaro è stata per Parigi un campanello d ’ allarme — e gli in teressi della Francia (sul piano dell ’ economia e su quello della autonomia nazionale) potrebbero rischiare di venir colpiti a tutto vantaggio della potenza-leader del blocco occidentale. Se le cose andranno così è possibile (e forse più che possibile) che Mitterrand e il suo ministro degli Esteri Cheysson siano por tati a prendere le distanze da Washington a costo di isolare

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